Il grosso delle attività di cura familiari e domestiche pesa ancora sulle donne che continuano così a essere penalizzate nelle loro aspirazioni professionali. Il report dell’osservatorio “Con i bambini”, di recente diffuso da Openpolis, fotografa questa situazione. «Nella maggior parte dei paesi dell’Unione – si legge nello studio – le donne con 3 figli lavorano più di quelle italiane con un unico bambino».
E’ ancora: «Laddove le lavoratrici sono di meno c’è una percezione inferiore della necessità di servizi e allo stesso tempo, in mancanza di nidi, la possibilità per le mamme di svolgere una professione è fortemente limitata».
A generare questo quadro è un insieme di fattori: da quelli socio-culturali alle politiche familiari e di genere, con un ruolo di primo piano svolto dalla disponibilità di servizi per l’infanzia. A proposito di questo, giova ricordare come a novembre scorso gli obiettivi posti dall’Ue siano stati innalzati dal 33 al 45% di copertura entro il 2030 per i bambini al di sotto dei 3 anni e dal 90 al 96% per quelli tra i 3 e i 5 anni. Un obiettivo non facile da raggiungere vista l’attuale diffusione di questi servizi sul nostro territorio, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.
Un divario, questo tra Nord e Sud, che si riflette anche sull’occupazione. «Il ritardo del nostro paese nel confronto europeo – si legge ancora nel report – è l’esito di profondi divari interni. Nel 2021 i giovani tra 25 e 34 anni lavorano nel 62,6% dei casi, quota che scende al 54% tra le donne. Mentre nell’Italia settentrionale questa percentuale si avvicina al 68%, nel mezzogiorno crolla al 34,9%».
Dodici le province dove «meno del 40% delle donne tra 35 e 44 anni sono occupate. Nessuna raggiunge i 20 posti nido ogni 100 bambini presenti». Tra queste anche la provincia di Cosenza assieme ad altre realtà meridionali: Vibo Valentia, Palermo, Barletta-Andria-Trani, Siracusa, Catania, Agrigento, Enna, Caserta, Messina, Caltanissetta e Napoli.









































