VICENZA – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Umberto Pietrolungo, 58 anni, cetrarese, indagato dalla procura di Vicenza come uno dei killer che la sera del 25 febbraio 1991 freddarono, con diversi colpi d’arma da fuoco, il noto avvocato civilista Pierangelo Fioretto e sua moglie Mafalda Begnozzi, nel cortile della loro abitazione a Vicenza (https://www.calabriainchieste.it/2024/06/11/assassinio-del-legale-fioretto-e-di-sua-moglie-per-la-procura-di-vicenza-lindagato-e-un-freddo-omicida-privo-di-scrupoli/).

L’uomo, ritenuto personaggio di spicco alla potente cosca Muto di Cetraro, nonché nipote del braccio destro del boss, Luigi Scornaienchi, assistito dai suoi legali Giuseppe Bruno e Marco Bianco, è stato interrogato questa mattina dal carcere di Cosenza, dove è rinchiuso per altri reati.

A Umberto Pietrolungo gli inquirenti sono arrivati dopo ben 33 anni dal delitto dei coniugi Fioretto grazie alle moderne tecniche di genetica forense. La Procura di Vicenza aveva riaperto il caso nel 2012 dopo la creazione, da parte del Ministero dell’Interno, di una squadra speciale per i delitti irrisolti, cosiddetti “cold case“.

Il dna dell’uomo sospettato di essere tra gli autori del delitto di Vicenza era stato isolato in un laboratorio romano, dopo che l’ex capo della squadra mobile vicentina aveva ritrovato nei sotterranei del Tribunale i reperti risalenti al 1991.

Tra questi, c’erano gli abiti indossati da Fioretto, le scarpe della moglie, le pistole (con silenziatori relativi) trovate lungo la via di fuga usata dal killer, e tre guanti. i frammenti dei primi due, in lattice, per uso chirurgico, e il terzo un guanto in pelle, con ancora molte tracce di polvere da sparo.

All’identificazione di Pietrolungo si è giunti dopo una complicata indagine con molti reperti prelevati in diverse parti d’Italia, tra cui anche a Cirella di Diamante nel 2022 presso un hotel dopo il delitto di Roberto Martini.

I campioni biologici estratti dagli oggetti sequestrati nell’hotel dai militari (residui cellulari, sangue, bulbi piliferi) venivano analizzati dal Ris di Messina per l’estrazione dei profili genetici.

Dal bulbo pilifero, isolato su un fazzoletto, era stato ricavato un profilo genetico totalmente sovrapponibile con un altro campione estratto a Umberto Pietrolungo, tramite un tampone orale raccolto davanti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari. Il risultato non lascia dubbi sulla presenza di Pietrolungo sul luogo del misfatto.

Le indagini proseguono per assicurare alla giustizia il complice di Pietrolungo ed i mandanti di quel delitto. L’avvocato Pierangelo Fioretto e la moglie, Mafalda Begnozzi, furono freddati la sera del 25 febbraio 1991, nel cortile della loro casa. Fioretto stava rientrando a casa dallo studio legale, quando  trovò due uomini che lo stavano aspettando armati di pistole.

L’avvocato fu raggiunto da quattro colpi di pistola, l’ultimo alla nuca. Sentendo gridare, la moglie Mafalda Begnozzi uscì di casa per soccorrere il marito, ma fu uccisa a sua volta.

Una carriera criminale di tutto rispetto quella di Umberto Pietrolungo, che in base alle sentenze passate in giudicato, risulta soggetto di spicco nella cosca di Cetraro.

Per la Procura di Vicenza “l’indagato è un freddo omicida, privo di scrupoli, insensibile alla vita altrui, pronto ad agire in qualunque momento, ad ogni costo”. Da ciò risulta che “non si possa fare alcun affidamento ad un suo autocontrollo, ovvero ancora ad una sua adesione a regimi restrittivi che si affidino solo alla sua volontà quando quest’ultima, e lo si è visto, è costantemente orientata al crimine”.

Il pericolo di fuga e reiterazione del reato richiedono, per il gip di Vicenza, la necessità della custodia cautelare in carcere. Per il duplice il omicidio la Procura vicentina prevede per Pietrolungo la pena dell’ergastolo.

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