CASTREZZATO (Bs) – La scorsa settimana un bimbo di quattro anni, Michael, ha perso la vita annegando nella piscina del parco acquatico “Tintarella di Luna” di Castrezzato (Brescia). Oggi, mercoledì 25 giugno, la comunità è stata travolta da un’altra tragedia: il corpo senza vita di Matteo Formenti, 37 anni, bagnino in servizio quel giorno, è stato rinvenuto in una zona boschiva nei pressi di Cologne.
L’ipotesi degli inquirenti parla di gesto estremo. Una vicenda che tocca corde profonde: la fragilità umana, la pressione delle responsabilità e il dolore di una collettività intera.
Il dramma di Michael
Venerdì 20 giugno, un attimo di distrazione e un bambino di 4 anni precipita in piscina. Nonostante i soccorsi immediati – tra cui l’intervento in elicottero – Michael muore domenica in ospedale a Bergamo, dopo due giorni di coma irreversibile. Seguono due fascicoli: uno penale per omicidio colposo sul personale incaricato, e sul bagnino Formenti un’inchiesta specifica.
L’avviso di garanzia e la scomparsa
Lunedì 23 giugno i carabinieri tentano di notificare a Formenti l’iscrizione nel registro degli indagati; al suo domicilio vengono sequestrati cellulari di colleghi presenti in vasca quel giorno. Ma il bagnino non c’è più: è scomparso, lasciando famiglia e autorità nel profondo disorientamento.
Il ritrovamento: dolore e silenzio
Mercoledì 25 giugno, due escursionisti individuano il corpo in un bosco ai piedi del Monte Orfano, tra Cologne ed Erbusco. La vettura di Formenti è ancora vicina. Le prime rilevazioni portano a escludere cause naturali: l’ipotesi principale è il suicidio. Le autorità mantengono riserbo, ma emerge un quadro tragico di solitudine e disperazione.
La comunità in lutto
Il sindaco di Chiari, Gabriele Zotti, descrive un’intera comunità segnata: “è il terzo suicidio in una settimana”, afferma commosso, sottolineando il bisogno di riflettere sul disagio emotivo e psicologico dietro queste tragedie. Il volto di Formenti emerge come quello di un uomo schivo, impegnato nel volontariato e benvoluto: un ritratto che smentisce l’immagine di colui che diventa simbolo di un errore fatale.
Responsabilità, stress e vigilanza
Dietro questa doppia tragedia si celano interrogativi sulla formazione e vigilanza del personale in strutture ricreative. Il sequestro dei cellulari suggerisce che le autorità stiano valutando possibili negligenze nella gestione del turno. In Italia, circa il 53 % degli annegamenti in piscina riguarda bambini sotto i 12 anni, spesso in momenti brevi di distrazione. Serve una riflessione urgente su regolamenti, formazione e controlli.
Il ritrovamento del corpo di Matteo Formenti aggiunge un capitolo nero a una vicenda già segnata dal dolore: un bimbo morto e un uomo travolto dal senso di colpa. Non è solo questione di responsabilità penale, ma di comprendere la pressione psicologica che può schiacciare un essere umano. Serve una risposta collettiva: protocolli più rigidi, formazione adeguata, ma anche supporto ai lavoratori nelle strutture ricreative.
Questo dramma invita a porre al centro la dimensione umana dietro ogni incidente: non solo a cercare colpe, ma a costruire un sistema capace di prevenire e sostenere. Se vogliamo evitare altre stragi silenziose, dobbiamo unire rigore professionale e umanità concreta.









































