REDAZIONE – Ogni giorno, nelle scuole italiane, c’è chi subisce insulti, esclusioni, aggressioni — fisiche o virtuali — che lasciano ferite invisibili ma profonde.
I più recenti dati Istat, insieme alle rilevazioni di istituti sanitari e centri di ricerca, descrivono un fenomeno radicato e trasversale, ma spesso sottovalutato.
Se da un lato sono gli 11‑13enni i più esposti, dall’altro emerge un impatto psico-sociale che riguarda anche i ragazzi più grandi.
In un’epoca sempre più iperconnessa, siamo davvero consapevoli delle conseguenze?
Una fascia vulnerabile: i più giovani sotto pressione
Secondo il Sistema di Sorveglianza HBSC Italia coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, circa il 15 % degli adolescenti ha subito atti di bullismo o cyberbullismo almeno una volta. Nella fascia degli 11enni, questa percentuale sale attorno al 20 %, per poi stabilizzarsi intorno al 10 % tra i 15enni.
Il cyberbullismo mostra un’escalation significativa tra i più giovani, con un picco tra le ragazze di 11 anni (21 %). Questi trend confermano una correlazione tra età, genere e modalità di violenza subita.
Fasce a rischio: disagio, povertà e isolamento
Un’indagine Istat del 2021-22 evidenziava come la condizione socio-economica influenzi le probabilità di subire bullismo: tra i ragazzi di famiglie povere, la percentuale di vittime sale al 16,2 %, contro il 7,9 % tra i coetanei più agiati .
Parallelamente, il fenomeno dei “lupi solitari” – adolescenti che riducono drasticamente le relazioni sociali esterne alla scuola – è salito dal 15 % al 39,4 % tra il 2019 e il 2022 . Tra le cause principali, l’iperconnessione ai social media e la mancanza di dialogo emotivo con adulti e coetanei.
Nel 2023, sempre secondo l’Istat, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dice di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo, non rispettoso o violento, online o offline.
Il 21% dichiara di essere rimasto vittima di bullismo, ossia di aver vissuto questi comportamenti in maniera continuativa (più volte al mese), mentre l’8% più volte a settimana. È quanto emerge dalla rilevazione sul bullismo e il cyberbullismo tra i giovani dell’Istat relativa all’anno 2023.
I giovanissimi, tra gli 11 e i 13 anni, sono inoltre più soggetti ai comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti subìti con continuità rispetto ai ragazzi di 14-19 anni (23,7% contro 19,8%). I maschi hanno subìto bullismo nel 21,5% dei casi, le femmine nel 20,5%.
A essere più bullizzati, con cadenza mensile, sono i ragazzi stranieri (26,8%) rispetto a quanto riscontrato tra gli italiani (20,4%). Fenomeno che è più accentuato tra i ragazzi di nazionalità romena e ucraina che sono vittime di atti di bullismo, rispettivamente, al 29,2% e al 27,8%.
Nel Nord gli episodi di bullismo subìti con continuità sono più frequenti: 22,1% tra i ragazzi del Nord-est e 21,6% tra quelli del Nord-ovest contro il 20% nel Mezzogiorno.
Dall’indagine emerge anche che oltre il 14% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni abbia subito offese e insulti più volte al mese e un giovane su 10 è stato vittima di esclusione con frequenza anche maggiore.
Per i maschi il bullismo si manifesta soprattutto attraverso offese e insulti (16% rispetto al 12,3% delle femmine), mentre l’impatto dell’esclusione per le ragazze è superiore al 12% (contro l’8,5% riscontrato tra i maschi). Inoltre, per quanto riguarda il cyberbullismo, il 34% dei giovani nella stessa fascia d’età ha subito comportamenti vessatori online almeno una volta nel corso dei 12 mesi precedenti la rilevazione, il 7,8% ne è rimasto vittima più volte al mese.
Bullismo e cyberbullismo: numeri confermati e nuove emergenze
La crescita delle segnalazioni è supportata dai dati della Polizia Postale: nel 2024 i casi trattati sono passati da 284 a 319 (+12 %), con due terzi delle vittime tra i 14 e i 17 anni .
Un altro studio nazionale riferiva che sei studenti su dieci hanno dichiarato di aver vissuto atti di violenza nelle scuole, per lo più psicologici o verbali (64 %), seguiti da aggressioni fisiche (26 %) e discriminazioni (22 %) .
“Questi numeri non sono solo statistiche, ma storie di dolore che non possiamo più ignorare” ha commentato Gabriele Maria Sada di ScuolaZoo, sottolineando la necessità di ascolto attivo e strumenti relazionali nelle scuole .
Il ruolo delle competenze socio-emotive
Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), circa il 10–11 % degli studenti coinvolti in atti di bullismo sono sia autori che vittime. Questi ragazzi mostrano maggiori difficoltà nella regolazione emotiva, nell’empatia e nella resilienza, evidenziando un nesso fra bullismo e povertà di competenze socio-emotive .
Questo aspetto richiama l’importanza di interventi precoci, centrati non solo sulla repressione del fenomeno, ma anche sulla formazione emotiva.
Misure in campo: interventi e prevenzione
Il recente decreto legislativo approvato il 23 giugno 2025 ha introdotto una strategia coordinata tra scuole, famiglie e istituzioni, con un piano da 1,5 milioni di euro e l’istituzione del numero verde 114 “Emergenza Infanzia” per assistenza psicologica, giuridica e segnalazioni.
Inoltre, l’Istat è incaricata di realizzare rilevazioni biennali su bullismo e cyberbullismo , mentre il Ministero dell’Istruzione promuove campagne di sensibilizzazione e linee guida sull’educazione civica e digitale .
Il mosaico dei dati Istat, ISS, Ocse e istituti di ricerca compone l’immagine di una generazione ferita dalla violenza dei pari e dall’isolamento, dove bullismo e cyberbullismo sono solo la punta di un iceberg fatto di fragilità emotiva e disuguaglianze.
Le soluzioni richiedono una rete integrata: formazione socio-emotiva, vigilanza attiva e cura psicologica.
La sfida è collettiva: adulti, istituzioni e social devono convergere in un’unica direzione. Perché educare è anche accendere la speranza di relazioni sane e sicure. Chi opera oggi questo cambiamento, ottiene non solo consenso, ma resta davvero nei cuori e nelle menti delle nuove generazioni — e anche tra nuovi follower, se saprà parlare a loro, con empatia e concretezza.
Invitiamo a seguire e condividere sui social approfondimenti, pillole e testimonianze: insieme possiamo fare rete.









































