COSENZA – La notizia della scomparsa di Padre Fedele ha attraversato la comunità come un’onda di commozione e gratitudine. Presso la clinica INRCA, dove si è spento circondato da volti amici, si conclude una parabola esistenziale interamente dedicata agli ultimi. Fondatore e anima del Paradiso dei Poveri, Padre Fedele ha incarnato per decenni un modello di servizio cristiano intransigente e misericordioso, capace di trasformare le parole del Vangelo in pane, rifugio e dignità per chi ne aveva più bisogno.
Nato con una vocazione precoce, Padre Fedele aveva scelto di vivere la propria missione in mezzo ai poveri, rifiutando ogni distanza tra predicazione e azione. Il Paradiso dei Poveri, da lui fondato, è diventato negli anni molto più di una mensa o di un dormitorio: era uno spazio dove l’ospitalità si faceva ascolto, dove le persone in difficoltà trovavano non solo un letto caldo, ma la sensazione di essere di nuovo viste, riconosciute, accolte.
In una delle sue frasi più ricordate, Padre Fedele affermava: «Si deve concedere perdono al fratello per riceverlo da Dio». Parole semplici, ma pronunciate con la forza di chi ha vissuto la misericordia come scelta quotidiana, anche nei momenti più duri. La sua azione non si è mai limitata alla beneficenza: ha denunciato con franchezza le ingiustizie sociali, richiamando istituzioni e cittadini a una responsabilità condivisa verso i più fragili.
Negli anni, l’opera di Padre Fedele ha ispirato numerosi volontari, molti dei quali continuano ancora oggi il suo cammino. Il Paradiso dei Poveri è sopravvissuto alle difficoltà economiche e burocratiche grazie alla rete di persone che hanno creduto nella sua visione.
Secondo dati dell’associazione, negli ultimi dieci anni la struttura ha accolto centinaia di persone senza fissa dimora e distribuito migliaia di pasti ogni mese, segno di un impegno che ha inciso profondamente sul tessuto sociale locale.
La morte di Padre Fedele lascia un vuoto difficile da colmare, ma anche una traccia indelebile. La sua eredità non è fatta di edifici o di titoli onorifici, ma di gesti concreti che continuano a generare bene. Forse il modo più autentico per ricordarlo sarà proprio questo: non lasciare che il suo esempio resti confinato alla memoria, ma tradurlo in azione, ogni volta che un volto invisibile ci chiede di essere guardato.









































