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Alaska 2025: Summit tra Trump e Putin sull’Ucraina, molta forma e pochi fatti

Un incontro simbolico carico di scenografie - tappeto rosso, fly‑over, sorriso davanti alle telecamere - ma senza alcun accordo concreto per la pace in Ucraina

ALASKA – In un clima mediatico da grande evento, il 15 agosto 2025 si è consumata ad Anchorage, Alaska, la tanto attesa riunione tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin. Uno scenario studiato nei minimi dettagli – con tappeto rosso, jet militari in formazione e un clima “caloroso”, come riportato dai media – ma al termine, quella che emerge è un’impressione nitida: tanto spettacolo, scarsi risultati. Il vertice si è concluso senza un accordo concreto per il cessate il fuoco, lasciando il conflitto ucraino ancora lontano da una soluzione reale.

Un contesto senza precedenti

È la prima volta dal 2007 – e la prima in assoluto su suolo statunitense – che il presidente russo incontra un suo omologo americano in territorio USA, e in piena guerra in Ucraina. La scelta di Alaska, con i suoi legami storici con Mosca e il suo status fuori dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale, non è stata casuale.

Numeri e scenografia

Il summit si è svolto con un formato “tre contro tre”: Trump era accompagnato da Marco Rubio e dallo special envoy Steve Witkoff, Putin da Sergey Lavrov e Yuri Ushakov. Durata: circa due ore e mezza, senza alcuna conferenza stampa e con un pranzo ufficiale annullato.

Promesse e promesse mancate

Secondo Trump, “grande progresso” è stato fatto, ma nulla di sostanziale è stato formalizzato. Putin ha invece definito l’incontro un punto di partenza, sostenendo che si è raggiunta una forma di “comprensione” senza però parlare di accordi concreti.

La palla passa all’Ucraina

Trump ha dichiarato che ora è “compito del presidente Zelenskyy concludere l’accordo”, invitando anche i Paesi europei a farsi parte attiva. Zelenskyy, dal canto suo, ha confermato una conversazione “lunga e sostanziale” con Trump e ha accettato di recarsi a Washington per ulteriori negoziati.

Un trionfo per Putin, un’occasione sprecata per la pace

Per molti osservatori, Putin ha ottenuto una vittoria simbolica: ha camminato sul tappeto rosso americano e ha ricevuto attenzione globale, senza però fare concessioni. Il summit ha alimentato critiche sull’approccio statunitense, accusato di ammorbidire il proprio sostegno a Kiev.

Al termine del vertice di Anchorage, la sensazione dominante è che la differenza tra spettacolo e sostanza abbia prevalso. L’assenza di un cessate il fuoco o di un impegno vincolante solleva serie domande: può una tregua duratura nascere da un incontro così gestito? Lascia in sospeso il futuro delle trattative e grava sulle spalle di un’Ucraina che cerca non solo stabilità, ma anche il riconoscimento della sua sovranità. In attesa degli sviluppi, il vertice resta un monito: la diplomazia autentica richiede più che sfarzo scenografico. Trump, ancora una volta, sembra aver toppato.