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L’Italia di Gattuso alla prova del debutto: difesa a quattro e nodi in attacco

La Nazionale riparte da Bergamo con entusiasmo e responsabilità: la missione è tornare al Mondiale dopo dodici anni di assenza

BERGAMO – L’Italia non può più permettersi di mancare un Mondiale. L’eco delle esclusioni del 2018 in Russia e del 2022 in Qatar risuona ancora come una ferita aperta. Ora, con il calabrese Rino Gattuso al timone, la Nazionale si prepara a una nuova rincorsa che parte da Bergamo, venerdì prossimo, contro l’Estonia in un Gewiss Stadium già sold out, e proseguirà a Debrecen, in Ungheria, per sfidare Israele.

Il neo commissario tecnico, campione del mondo nel 2006, ha davanti una sfida che è insieme tecnica e simbolica: restituire all’Italia il palcoscenico che le spetta.

Un gruppo giovane con fame di Mondiale

Il segno dei tempi è tutto nei volti nuovi che Gattuso ha portato a Coverciano. Giovanni Leoni, appena 18 anni e già protagonista di un trasferimento milionario al Liverpool, non era nemmeno nato quando l’Italia di Lippi alzava la Coppa a Berlino. Pio Esposito, invece, aveva appena un anno, mentre Giovanni Fabbian, centrocampista del Bologna, classe 2003, studia Economia per prepararsi al futuro.

I primi cantieri tattici: dal 4-2-3-1 al 4-3-3

L’allenamento odierno a Coverciano è stato il primo con la rosa al completo, ad eccezione di Gianluca Scamacca, frenato da un fastidio al ginocchio ma comunque presente in ritiro. Gattuso ha alternato il 4-2-3-1 e il 4-3-3, con vari ballottaggi ancora aperti. In attacco Kean e Retegui si giocano una maglia da titolare, mentre sulle fasce Zaccagni sembra in vantaggio.

Le certezze non mancano: Donnarumma, fresco di trasferimento al Manchester City e già nuovo capitano, guiderà il gruppo dalla porta; Bastoni è il pilastro difensivo, Barella l’uomo d’ordine in mediana. Ma il resto è un mosaico ancora da comporre, con un occhio alla solidità difensiva e l’altro alla capacità offensiva.

Oltre il campo: regole e consapevolezza

Non solo schemi. In questi giorni gli azzurri hanno incontrato Gianluca Rocchi, designatore arbitrale, che ha illustrato le novità regolamentari. Segno che la preparazione non riguarda soltanto la parte atletica e tattica, ma anche la capacità di affrontare con consapevolezza i dettagli che, in tornei di altissimo livello, possono fare la differenza.

Intanto la Federazione lavora a rinsaldare un legame tra squadra e tifosi che negli ultimi anni si è affievolito. La scelta di Bergamo per la prima partita, città che ha pagato un prezzo altissimo durante la pandemia, ha un valore simbolico forte: è una chiamata a ricominciare con la spinta di un’Italia intera.

Una missione di riscatto

Per Gattuso e i suoi ragazzi l’obiettivo è chiaro: interrompere un digiuno che dura dal 2014, anno dell’ultima presenza azzurra al Mondiale. La missione non è soltanto sportiva, ma culturale e identitaria. In Italia il calcio non è mai stato un semplice gioco: è un collante sociale, un linguaggio comune, un rito collettivo che si rinnova a ogni generazione.

La sfida che attende la Nazionale non sarà semplice, ma la miscela di gioventù, entusiasmo e disciplina potrebbe rivelarsi la chiave. La strada è lunga, ma il messaggio lanciato da Coverciano è inequivocabile: l’Italia vuole esserci. E, stavolta, non contemplerà alternative.