Home Attualità Salvini chiama a raccolta l’Occidente su confini blindati e identità da difendere...

Salvini chiama a raccolta l’Occidente su confini blindati e identità da difendere e rilancia sul Ponte

Dal palco del “pratone” messaggi contro la guerra in Ucraina, richiami alla tradizione leghista e aperture a una grande mobilitazione per i valori occidentali. Ma non mancano le tensioni interne e i distinguo sulle candidature regionali.

PONTIDA (Bg) – Pontida, luogo simbolo per eccellenza della Lega, è tornata a essere il cuore pulsante del partito. Sul celebre pratone, a pochi passi dalla stazione del borgo bergamasco, la manifestazione 2025 si è aperta con l’omaggio ai militanti scomparsi e si è chiusa con le parole di Matteo Salvini, che ha rilanciato il progetto politico del Carroccio mescolando memorie identitarie, attacchi all’immigrazione irregolare e un appello a difendere la “civiltà occidentale” con una grande manifestazione il prossimo 14 febbraio.

Lo scenario internazionale: pace in Ucraina e Medio Oriente sotto accusa

“Non manderemo mai i nostri figli a combattere in Ucraina”, ha scandito Salvini, annunciando una mozione da presentare in tutti i consigli comunali per ribadire la posizione pacifista della Lega. Sul fronte mediorientale, ha indicato in Hamas l’ostacolo principale a una soluzione a due Stati, evocando “bambini palestinesi e israeliani tenuti in ostaggio dai tagliagole islamici”.

Il leader ha anche rilanciato il Ponte sullo Stretto, presentandolo come un’opera “che farà lavorare imprese e giovani architetti italiani” e ribadendo la volontà di blindare i confini, distinguendo tra immigrati che “portano rispetto e lavoro” e chi invece “rifiuta di integrarsi” e deve essere rimpatriato.

Vannacci e le provocazioni sulla memoria storica

Sul palco è tornato Roberto Vannacci, vicesegretario e volto divisivo della Lega. L’ex generale ha proposto che nelle scuole si studi il “giuramento di Pontida” e la storia della Decima Mas, polemizzando sul fatto che i giovani conoscano Greta Thunberg ma non “gli eroi italiani”. Dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito interno e sollevato non poche critiche fuori dal perimetro leghista.

Zaia e Giorgetti: la Lega tra unità e gerarchia

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha difeso la candidatura leghista nella sua regione, definendo “un problema” un eventuale nome esterno e rilanciando Alberto Stefani come possibile successore. Una posizione che riflette la volontà di mantenere saldo il legame tra il Veneto e il partito.

Giancarlo Giorgetti, dal canto suo, ha richiamato il movimento alla disciplina interna: “Serve un solo capo, ci vuole rispetto per la gerarchia”. Un messaggio che, se da un lato ribadisce la tradizione organizzativa della Lega, dall’altro sembra un avvertimento a chi, come Vannacci, ambisce a un ruolo da protagonista.

L’abbraccio internazionale: la voce di Bardella

Dal palco di Pontida è arrivato anche Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, che ha parlato in italiano per sottolineare l’alleanza ideale tra Francia e Italia. “I Patrioti si stanno risvegliando in tutta Europa”, ha affermato, ringraziando Salvini per il suo “coraggio” e denunciando i rischi per la libertà di espressione legati all’islamismo radicale.

Pontida 2025 conferma la Lega come laboratorio politico dove identità, tradizione e sfide globali si intrecciano. Il richiamo di Salvini all’unità del partito e alla difesa dell’Occidente proietta l’immagine di una Lega che vuole guidare non solo il fronte sovranista italiano, ma anche quello europeo. Resta però la domanda: riuscirà il Carroccio a mantenere coesione interna tra spinte identitarie, ambizioni personali e necessità di governo?