AMANTEA (Cs) – Un altro rogo nella notte, un’altra auto divorata dalle fiamme. Stavolta è successo in via Latina, ad Amantea, cittadina della costa tirrenica cosentina. È il terzo episodio del genere in meno di un mese, e sebbene le autorità non abbiano ancora diffuso informazioni ufficiali sulla matrice degli incendi, la comunità inizia a farsi domande sempre più pressanti: si tratta di vandalismo, ritorsioni o qualcosa di più preoccupante?
Quello che è certo è che non si tratta più di episodi isolati. Il ripetersi ciclico degli incendi – uno ogni dieci giorni circa – e le connessioni tra le vittime alimentano il sospetto che dietro questi gesti ci sia una regia precisa, forse con lo scopo di lanciare messaggi o regolare conti. La cittadina è scossa, e cresce la sensazione che non si possa più parlare solo di “atti vandalici”.
L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa, anche se la notizia è emersa soltanto ora. Era notte fonda quando ignoti hanno cosparso di liquido infiammabile la parte posteriore di una Fiat Stilo SW parcheggiata in via Latina. Le fiamme sono state notate da alcuni passanti che, con prontezza, hanno allertato i vigili del fuoco di Paola. L’intervento rapido ha evitato che l’incendio si propagasse ad altre auto vicine.
Sul posto sono arrivati anche i carabinieri della Compagnia di Paola, che hanno subito avviato le indagini, analizzando anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nei dintorni. Secondo indiscrezioni, l’utilizzatore della vettura sarebbe un frequentatore del mercatino di Amantea.
Un dettaglio che non può passare inosservato: lo stesso elemento – l’attività di ambulante al mercato – accomuna anche la vittima di un altro rogo, avvenuto circa venti giorni prima in via Roma. In quel caso, ad andare a fuoco fu l’auto di un congiunto di un assessore comunale, anch’egli presente al mercato cittadino. E ancora prima, un’altra auto incendiata in via Baldacchini.
L’ipotesi del vandalismo generico inizia a scricchiolare di fronte a questi dati. Anche se al momento non ci sono conferme ufficiali – le indagini sono ancora in corso – le modalità d’azione e le possibili connessioni tra le vittime potrebbero delineare uno scenario di intimidazione.
Non è la prima volta che, in Calabria, il fuoco viene usato come strumento di pressione. La relazione annuale della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha più volte segnalato come le auto bruciate rappresentino un metodo frequente di avvertimento, spesso utilizzato anche per dirimere controversie economiche o territoriali legate ad attività commerciali, appalti o gestione di spazi pubblici.
Ma al di là delle indagini – che proseguono nel più stretto riserbo – il vero tema è il clima che si sta creando nella cittadina. Amantea è un centro di poco più di 13.000 abitanti, con una storia fatta di accoglienza, turismo e commercio. Episodi come questi rischiano di minare la fiducia nella convivenza civile e di alimentare una cultura del sospetto e del silenzio.
Le forze dell’ordine continuano a monitorare la situazione, e si attende che le indagini portino presto a chiarimenti.









































