SPEZZANO ALBANESE (Cs) – C’è la voce di un uomo, ma anche quella di una comunità dimenticata, nello sfogo di Salvatore Scarlato, imprenditore agricolo di Spezzano Albanese. La sua non è solo una denuncia personale: è il grido di chi ogni giorno lavora la terra, ma si trova a combattere contro una burocrazia che sembra aver dimenticato le periferie rurali. La strada comunale che conduce alla sua azienda è sterrata (foto), dissestata e impraticabile nei giorni di pioggia. Una ferita antica, che racconta trent’anni di incuria e silenzi amministrativi.
«Ogni volta che piove — racconta Scarlato — la mia strada diventa un pantano. La macchina slitta, rischia di mettersi di traverso o di finire fuori strada. È un percorso di sopravvivenza più che una via di collegamento». Parole amare, che descrivono una condizione diventata cronica.
Non si tratta di un tratto isolato o di un disagio temporaneo. La strada rurale in questione è fondamentale per collegare le campagne e le attività produttive di Spezzano Albanese con il centro urbano e con la viabilità principale. Da anni, tuttavia, è ridotta a un sentiero pieno di buche, fango e avvallamenti, dove ogni passaggio di mezzi agricoli diventa un rischio.
«Ho inviato PEC, fatto segnalazioni, parlato con i Vigili e con gli uffici comunali — spiega Scarlato — ma nessuno è mai intervenuto concretamente. Dall’amministrazione Nociti ho ricevuto solo silenzio. E intanto, i problemi peggiorano».
Dietro le parole dell’imprenditore c’è una realtà economica che tocca l’intero comparto agricolo locale. Le strade rurali, spesso trascurate, sono l’ossatura invisibile dell’economia dei piccoli comuni calabresi: collegano aziende, magazzini, mercati, e consentono il passaggio di mezzi e merci. Quando queste arterie si interrompono, si ferma tutto.
«Sto perdendo clienti — ammette Scarlato — perché non riescono più a raggiungermi. Non posso ricevere fornitori, i mezzi restano bloccati nel fango. Ogni giorno è una lotta, e intanto le spese aumentano. È umiliante dover chiedere solo di poter lavorare».
Un danno che non riguarda solo un singolo imprenditore, ma l’intero sistema produttivo del territorio. In un’area dove l’agricoltura resta una delle poche fonti di reddito stabile, l’assenza di infrastrutture adeguate rischia di alimentare l’abbandono dei campi e lo spopolamento.
La denuncia di Scarlato si inserisce in un quadro noto da tempo. Le problematiche legate alla manutenzione delle strade comunali e interpoderali di Spezzano Albanese sono state più volte segnalate dai residenti e dagli operatori economici. Tuttavia, le risposte sono sempre state rinviate o limitate a interventi provvisori.
«Da trent’anni sentiamo promesse — denuncia l’imprenditore — ma nessuno ha mai mantenuto. Io non chiedo favori, chiedo rispetto. Rispetto per chi lavora, paga le tasse e tiene viva la nostra terra».
Il suo sfogo, accompagnato da fotografie che mostrano lo stato disastroso della strada, ha trovato eco tra molti cittadini, che sui social hanno espresso solidarietà e rabbia. Un sentimento diffuso, che mette in luce un problema più ampio: la distanza tra amministrazione e bisogni reali dei cittadini.
Nelle parole di Scarlato non c’è rancore, ma la stanchezza di chi si sente abbandonato. «Non scrivo per polemica — afferma — ma per dignità. Non voglio diventare uno di quei padri che non riescono più a dare da mangiare ai propri figli per colpa di una burocrazia cieca e di una politica sorda».
L’appello è diretto: «Mi rivolgo al sindaco, all’amministrazione, agli uffici tecnici: prendete in mano questa situazione con fatti concreti. Non voglio lasciare la mia terra, ma non voglio più viverla come una condanna. Ridateci la possibilità di camminare, lavorare e vivere con dignità».
Il caso di Spezzano Albanese non è un’eccezione, ma il riflesso di una fragilità strutturale che affligge molte aree interne della Calabria. La mancanza di manutenzione, la lentezza burocratica e la disattenzione politica continuano a pesare sulle spalle di chi lavora la terra con sacrificio.
Lo sfogo di Salvatore Scarlato diventa così un appello collettivo: un richiamo alla responsabilità e al rispetto. Perché dietro una strada abbandonata non ci sono solo buche e fango, ma anni di promesse non mantenute e il diritto — elementare, ma fondamentale — di vivere e lavorare con dignità.










































