Home Cronache Acquappesa ricorda Lucio Ferrami: 44 anni dopo, un sacrificio ancora senza giustizia

Acquappesa ricorda Lucio Ferrami: 44 anni dopo, un sacrificio ancora senza giustizia

L’intitolazione del “Bivio Lucio Ferrami” e la commemorazione organizzata dall’Associazione Antiracket di Cosenza per onorare l’imprenditore ucciso dalla ‘ndrangheta

ACQUAPPESA (Cs) – Anche quest’anno, come avviene ormai da tempo, la comunità di Acquappesa si riunirà per ricordare Lucio Ferrami, l’imprenditore cremonese assassinato all’età di 32 anni dalla ‘ndrangheta il 27 ottobre 1981 per aver avuto il coraggio di ribellarsi al racket delle estorsioni.

A distanza di quarantaquattro anni da quel tragico giorno, l’Associazione Antiracket Cosenza “Lucio Ferrami”, insieme ai familiari, ai cittadini e alle autorità locali, si ritroverà nel luogo dell’agguato, in Contrada Zaccani, ad Acquappesa, per onorare la memoria di un uomo che ha pagato con la vita la sua scelta di legalità.

La cerimonia sarà seguita da un momento particolarmente significativo: l’intitolazione ufficiale dell’area denominata “Bivio Lucio Ferrami – Imprenditore vittima della ‘ndrangheta”, come stabilito dalla delibera di Giunta Comunale n. 83 dell’11 ottobre 2024 e autorizzato dalla Prefettura di Cosenza.

Il ricordo e l’impegno del Comune di Acquappesa

“Parteciperemo con profondo senso civico e istituzionale alla manifestazione organizzata per il quarantaquattresimo anniversario dell’omicidio di Lucio Ferrami, dall’associazione antirachet che porta il suo nome – ha dichiarato il sindaco di Acquappesa, Francesco Tripicchio – Una presenza che è forte di significati, ricca di contenuti, che vuole testimoniare la vicinanza della nostra comunità alla Famiglia Ferrami e rappresentare un impegno concreto nella memoria di un uomo che ha sacrificato la propria vita per la legalità”.

Quello sarà ancor di più, il luogo della memoria e del rispetto – ha aggiunto il sindaco – Un simbolo per tutti coloro che ogni giorno combattono il malaffare e le ingiustizie. Sarà il monito alle generazioni future, affinché serbino, con determinazione e consapevolezza, la memoria. Acquappesa non dimentica e mai dimenticherà”.

Il sacrificio di un uomo libero

Lucio Ferrami venne assassinato da due killer mentre si trovava in macchina con la moglie. Gli spararono a bruciapelo, ma l’imprenditore fece da scudo umano per proteggere la donna, che riuscì a salvarsi.

Pochi mesi prima del delitto, Ferrami aveva denunciato ai carabinieri le richieste di pizzo ricevute da emissari della criminalità organizzata. La sua ribellione costò cara: la risposta della ‘ndrangheta fu immediata e spietata.

Da allora, nessun colpevole è stato condannato. L’omicidio di Lucio Ferrami è rimasto impunito, una ferita aperta nella storia della Calabria e del Paese.

La voce della vedova

Per anni, la vedova Ferrami ha chiesto giustizia, denunciando indagini lacunose e presunte collusioni. “Io ero in macchina con mio marito – raccontò in una storica intervista televisiva – e nessuno mi ha mai chiamato per fare un riconoscimento”. Parole che ancora oggi pesano come una condanna morale.

Stanca di vedere “gli assassini del marito” camminare liberamente, la donna ha deciso di rinunciare alla giustizia terrena ma non al ricordo di un uomo onesto, coraggioso e fedele ai suoi principi.

Una memoria che resiste

A quarantaquattro anni di distanza, il nome di Lucio Ferrami continua a rappresentare un simbolo di libertà e dignità civile. La sua storia parla ancora oggi ai giovani, agli imprenditori, a tutti coloro che scelgono di non piegarsi al ricatto violento della criminalità organizzata.

Il “Bivio Lucio Ferrami” non sarà solo un luogo geografico, ma un luogo dell’anima, dove memoria e impegno civile si intrecciano per ricordare che la lotta alla ‘ndrangheta passa anche attraverso il coraggio di un singolo uomo che ebbe il coraggio di ribellarsi alla sopraffazione della ‘ndrangheta.

fiorellasquillaro@calabriainchieste.it