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Vibo Valentia punta sul futuro: nasce il Centro di alta formazione con l’Università della Calabria

Il protocollo tra il Comune di Vibo Valentia e l’Unical apre un nuovo capitolo per il territorio, tra turismo, nautica, digitalizzazione e alta formazione

VIBO VALENTIA – In un’epoca in cui i territori meridionali spesso faticano a trattenere i talenti e a creare opportunità concrete per i giovani, la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Vibo Valentia e l’Università della Calabria rappresenta un’iniziativa che merita attenzione.

Questa mattina, alla conferenza stampa presieduta dal sindaco Enzo Romeo e dal professor Franco Rubino, direttore del Dipartimento di Scienze aziendali e giuridiche dell’Unical, è stato presentato un progetto ambizioso: la costituzione di un Centro integrato di alta formazione con sede nella città capoluogo vibonese. Un passo che guarda al passato della città, alla sua identità, e al contempo alla necessità di guardare avanti, verso un futuro formato e qualificato.

L’accordo, di fatto, sancisce l’avvio di un percorso pubblico-privato-universitario, destinato a trasformare un immobile storico del Comune di Vibo Valentia in un polo di formazione avanzata. Il Comune si impegna a mettere a disposizione una struttura di pregio e a predisporre i servizi logistici necessari per studenti e docenti, in modo da ‘creare una comunità formativa’, come ha dichiarato il sindaco Romeo.

Il progetto prevede l’attivazione di corsi e percorsi specializzati in settori chiave per l’economia locale: turismo, enogastronomia, industria nautica, informatica, digitalizzazione e comparto metallurgico. Questa scelta non è casuale: Vibo Valentia e la sua provincia dispongono di un patrimonio turistico rilevante e di potenziali filiere produttive da valorizzare — ed è proprio su questi filoni che l’amministrazione comunale ha deciso di puntare.

Secondo Rubino, l’adesione del Dipartimento non è stata solo una questione accademica, ma una risposta concreta alla missione sociale dell’università: «Come Università – ha spiegato – abbiamo una “terza missione”, ovvero l’impegno a dialogare con la società, a trasferire competenze e risultati della ricerca al mondo esterno, a generare impatto sociale, culturale ed economico».  In tale visione, «il ponte tra l’accademia e il territorio» assume un senso concreto: non più solo formazione generalista, ma percorsi progettati in base alle esigenze produttive e territoriali.

Inoltre, l’accordo si inserisce tra le priorità strategiche dell’amministrazione: valorizzare identità, patrimonio storico-culturale, e offrire una risposta concreta ai giovani che vogliono restare e crescere nella propria terra. «La provincia di Vibo Valentia è la perla del turismo calabrese – ha affermato il sindaco – e diventa quindi fondamentale poter valorizzare a pieno le nostre potenzialità attraverso un polo di alta formazione in grado di diventare punto di riferimento per tutti i nostri giovani che hanno il diritto … di restare qui, crescere, apprendere e lavorare».

Va segnalato che la scelta dell’ubicazione — un immobile d’elevato valore storico-architettonico — non è solo formale: essa rimarca la volontà di integrare formazione e territorio, storia e futuro, cultura materiale e innovazione. Il modello è meno “campus isolato” e più “centro radicato nel contesto urbano”, in grado di generare sinergie con imprese locali, filiere produttive, turismo e logistica.

Tuttavia, non mancano le sfide. La realizzazione concreta dipenderà dalla definizione dei programmi didattici, dal mobilitare risorse umane e infrastrutturali, dal coinvolgimento delle imprese, e dalla capacità di attrarre studenti anche fuori provincia. In un contesto dove la fuga di cervelli è ancora dramma quotidiano, il successo non sarà automatico. Occorrerà dimostrare che restare o tornare conviene, professionalmente ed economicamente.

L’avvio di questo Centro di alta formazione a Vibo Valentia rappresenta un segnale concreto e incoraggiante: un territorio che decide di investire sui suoi giovani, sulla qualità della formazione e sulla valorizzazione delle proprie risorse. Se riuscirà a trasformare il potenziale in risultati tangibili — occupabilità, imprese, filiere territoriali competitive — potrà essere modello di valorizzazione locale.