CROTONE – La telefonata al 112 è arrivata nel tardo pomeriggio, carica di paura e disperazione. Dall’altra parte della linea, un uomo anziano chiedeva aiuto: stava subendo un’aggressione dal proprio figlio. Quando i carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Crotone sono arrivati nell’abitazione, la scena che si sono trovati di fronte raccontava una storia di violenza che non iniziava quel giorno.
Il figlio, un uomo di 50 anni, avrebbe colpito il padre con calci e pugni, accompagnando l’aggressione con insulti e minacce. Secondo quanto ricostruito dai militari, non si trattava di un episodio isolato: da tempo l’uomo avrebbe manifestato atteggiamenti aggressivi e intimidatori nei confronti dei familiari, alimentando un clima di tensione costante.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha permesso di riportare la situazione sotto controllo e di raccogliere testimonianze e riscontri che delineano un quadro di reiterati maltrattamenti. Dopo le formalità di rito, il cinquantenne è stato arrestato e condotto presso la casa circondariale di Crotone, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Episodi come questo, purtroppo, non rappresentano un caso isolato. La cronaca restituisce sempre più spesso la voce a vittime che trovano il coraggio di denunciare i propri figli o altri familiari. Si tratta di una forma di violenza domestica ancora poco visibile, perché tocca uno dei tabù più profondi: l’inversione dei ruoli tra genitori e figli.
Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, i reati di maltrattamenti in famiglia continuano a crescere: nel 2024 si è registrato un aumento di oltre il 10% rispetto all’anno precedente. Tra le vittime, cresce la quota di anziani, spesso costretti a convivere con figli adulti in difficoltà economiche, dipendenze o situazioni di disagio psichico.
Dietro le statistiche, ci sono storie di quotidiana sopraffazione. Le vittime sono spesso genitori anziani, fragili, che hanno dedicato la vita ai propri figli e si trovano, in età avanzata, a subire violenze fisiche o psicologiche. Gli aggressori, in molti casi, sono persone in difficoltà: disoccupati, tossicodipendenti o affetti da disturbi psichiatrici, incapaci di gestire frustrazioni e fallimenti.
Le forze dell’ordine, come nel caso di Crotone, svolgono un ruolo cruciale: il loro intervento tempestivo non solo interrompe il ciclo della violenza, ma consente di attivare la rete di protezione sociale e sanitaria. Tuttavia, secondo gli esperti, la repressione da sola non basta. Serve un approccio integrato, che coinvolga servizi sociali, centri antiviolenza, psicologi e mediatori familiari.









































