PAOLA (Cs) – Il sindaco di Paola, Roberto Perrotta, saluta Pino Mainieri: un ricordo istituzionale e umano del pittore paolano, figura cardine dell’arte calabrese contemporanea, tra classicismo, ricerca spirituale e profondo amore per la sua città.
«La scomparsa di Pino Mainieri, avvenuta ieri, chiude una stagione creativa segnata da un solidissimo legame con la tradizione pittorica italiana e con la Calabria, che nelle sue tele ha trovato riflessi di luce, colore e memoria. Paola perde uno dei suoi interpreti più sensibili e raffinati», ha detto il Primo cittadino.
«Non un semplice artista, ma un maestro» — come lo definisce il Comune di Paola nel messaggio istituzionale (https://www.calabriainchieste.it/2025/11/19/la-citta-di-paola-piange-il-maestro-pino-mainieri-memoria-arte-e-impegno-civile/) — «capace di coniugare rigore tecnico, profondità spirituale e uno sguardo sempre rivolto alla sua comunità».
Il necrologio diffuso proprio ieri dall’Amministrazione comunale, restituisce già il tono di un cordoglio che non si limita alla dimensione privata.
«Il Sindaco, la Giunta, il Presidente ed il Consiglio Comunale partecipano al dolore della famiglia per la dipartita del carissimo Pino Mainieri, Maestro eccelso di vita e di arte, e ne ricordano, con rimpianto e gratitudine, le sue innumerevoli opere, il suo amore per Paola, il suo qualificato impegno civile e sociale. A Lui il nostro saluto deferente, alla sua famiglia il nostro abbraccio solidale». Un tributo sobrio, istituzionale, che tratteggia tuttavia l’essenza di un artista che ha saputo dare forma a un’identità collettiva.
Mainieri apparteneva a quella ristretta cerchia di pittori che hanno contribuito in modo decisivo a definire la vita artistica calabrese del Novecento e dell’inizio del nuovo secolo. Le sue opere, riconoscibili per la ricerca minuziosa di luci, tagli cromatici e atmosfere cariche di tensione interiore, hanno percorso l’Italia attraverso mostre molto apprezzate dalla critica specializzata. La sua cifra stilistica, inconfondibile: chiaroscuri potenti, centralità del volto umano, una teatralità mai fine a sé stessa.
La sua formazione fu intensa e piena di incontri decisivi. Negli anni Ottanta frequentò la bottega romana in via dei Riari, laboratorio vibrante di classicismo e sperimentazione in cui Mainieri affinò il proprio linguaggio visivo. Parallelamente, lunghi viaggi all’estero contribuirono a modellare una sensibilità nuova, attenta alle dimensioni spirituali, ai simboli, alla meditazione. Da questa sintesi nacque un’arte sospesa fra radici mediterranee e suggestioni filosofiche lontane.
La Calabria rimase tuttavia il suo baricentro ideale. Paola, in particolare, fu per lui casa, rifugio e musa. Non sorprende che abbia più volte ritratto San Francesco, Padre della città e figura a cui Mainieri era profondamente legato, soprattutto dal punto di vista artistico.
«Di sé e del proprio rapporto con l’arte – ricorda il sindaco Roberto Perrotta, legato a Mainieri da un rapporto di profonda stima – parlava poco. Preferiva lasciare che fossero le tele a raccontare la sua interiorità, la sua inquietudine costruttiva, il suo bisogno di verità. Chi, come me, ha avuto modo di conoscerlo ricorda un uomo riservato, ma profondamente generoso nel condividere competenze e riflessioni, soprattutto con i più giovani.
«Oggi Paola, e con essa tutta la Calabria culturale – spiega il primo cittadino Roberto Perrotta – perde una voce autorevole, un custode della tradizione pittorica e un narratore autentico della luce mediterranea. La sua assenza sarà colmata soltanto dallo sguardo che continuerà a parlare attraverso le opere disseminate nelle case, nelle collezioni, negli spazi pubblici che custodiscono il suo talento.
La morte di Pino Mainieri – aggiunge l’avvocato Perrotta – è la scomparsa di un artista di valore ed anche la fine di un capitolo importante della storia culturale calabrese. Rimane però il lascito di una vita dedicata all’arte, alla bellezza e alla sua città», ha concluso il sindaco di Paola, «un patrimonio che continuerà a ispirare chi crede che la cultura, quando è sincera e radicata, non appartenga al passato ma al futuro».









































