BORGO VIRGILIO – Un uomo che si traveste da sua madre per ingannare lo Stato, una salma trasformata in un totem muto, immobile, conservato per anni come un’ombra che non voleva svanire. A Borgo Virgilio la realtà ha superato i peggiori incubi del cinema: Norman Bates di Psyco, i travestimenti e le messe in scena macabre di certi episodi di Dexter, l’ossessione che diventa rituale. Qui non è finzione: è la vita di un infermiere di 56 anni, un uomo solitario, chiuso in una casa isolata di campagna insieme al corpo – ormai mummificato – della madre.

L’anziana è morta, sembra, da circa tre anni, quando ne aveva 82. Il figlio non solo non ha denunciato il decesso: ma l’ha avvolta in un lenzuolo, infilata in un sacco a pelo, lasciata in una stanza dell’abitazione, appoggiata contro una parete, come un reperto archeologico. Tre anni così. Tre anni di un silenzio costruito, protetto, sorvegliato. Non per amore, ma per convenienza: continuare a percepire la sua pensione.

Il castello di bugie ha iniziato a sgretolarsi la scorsa settimana, quando l’uomo ha avuto bisogno di rinnovare la carta d’identità della madre. È qui che la vicenda assume i contorni del grottesco: parrucca, trucco marcato per imitare rughe e discromie, vestiti larghi, un’andatura studiata per sembrare fragile, sbilenca. Un vero travestimento, degno della cucina di plastica e sangue finto di Bates. Solo che qui il set era l’ufficio anagrafe del Comune. La scena però non ha convinto un impiegato: la foto sulla vecchia carta d’identità non era la stessa persona che aveva davanti. Somigliante, sì, ma non identica. Quella somiglianza artificiale che il travestimento non riesce a cancellare del tutto. È bastato un dubbio, una segnalazione alla polizia locale, l’avvio dei controlli. Le telecamere, i pedinamenti, la residenza della “signora” visitata con discrezione.

Mercoledì la trappola: la richiesta di tornare in Comune per chiarire un presunto errore. E il 56enne si è ripresentato, ancora travestito. Di nuovo la parrucca, il trucco. Gli agenti lo avevano seguito fin dall’uscita di casa. Credendo di non essere visto, camminava con il proprio passo: troppo sicuro, troppo elastico per un’ultraottantenne. Altro che artrite. All’ufficio anagrafe è stato smascherato. Ha avuto un malore, è stato soccorso dal personale sanitario e poi ha confessato: la madre era morta da anni. Il blitz nell’abitazione è stato il capitolo finale di questo film dell’orrore reale: la salma mummificata, la casa sotto sequestro, i carabinieri chiamati per i rilievi tecnici. La Procura disporrà l’autopsia: bisogna capire se la morte è stata naturale o violenta. Intanto l’uomo è indagato per occultamento di cadavere, falso ideologico, sostituzione di persona e truffa. E potrebbe non finire qui: anche l’ipotesi di omicidio resta sul tavolo (gazzettadimantova).