CATANZARO – C’è chi parte e chi resta. E poi c’è chi aspetta. Il caro biglietti non è solo una questione economica: è una ferita che attraversa relazioni, affetti e tradizioni. A denunciarlo con parole nette è la Uil Calabria, che lancia l’ennesimo grido d’allarme su un fenomeno che, puntualmente, accompagna i mesi che precedono le festività più importanti dell’anno. «Il caro biglietti penalizza non solo chi viaggia, ma anche chi aspetta, perché impedisce il ricongiungimento e quindi gli affetti», afferma Mariaelena Senese, segretaria generale del sindacato.
Il riferimento è ai rincari sistematici che colpiscono voli, treni e carburanti in vista del Natale e delle grandi partenze. Una dinamica ormai strutturale che trasforma il desiderio di tornare a casa in un percorso a ostacoli, spesso insormontabile per studenti e lavoratori fuori sede. «Ogni anno – osserva Senese – studenti e lavoratori devono fare i conti con i soliti rincari natalizi», una stangata che arriva sempre nello stesso periodo, come un copione già scritto.
Secondo la Uil Calabria si tratta di una politica dei prezzi «ingiustificata» che «offende chi è stato costretto a lasciare la Calabria in cerca di opportunità». Il dato più impressionante è quello relativo all’incremento delle tariffe, che in alcuni casi può «superare il 900% rispetto alle tariffe medie», a causa dell’alta domanda e degli algoritmi del cosiddetto prezzo dinamico. Un sistema che, adeguandosi in tempo reale al mercato, finisce per moltiplicare i costi proprio quando la mobilità non è una scelta, ma un’esigenza affettiva e sociale.
Il risultato è che il viaggio di ritorno a casa, anziché essere un momento atteso, si trasforma spesso in un vero e proprio salasso. E questo accade in un contesto già segnato da una crisi economica persistente, che colpisce con particolare durezza i giovani e chi vive di redditi medio-bassi. «Il tutto – sottolinea la segretaria generale della Uil – in un contesto di crisi economica che costringe studenti e lavoratori a ulteriori sacrifici». La combinazione tra inflazione, precarietà e costi di trasporto rischia di rendere le festività un lusso per pochi.
Ma l’aspetto più amaro della vicenda è forse quello umano e simbolico. Impedire o anche solo ostacolare il rientro per le feste significa colpire il cuore della tradizione meridionale, dove la tavola condivisa, l’abbraccio, la casa ritrovata rappresentano molto più di un semplice rituale. «L’ansia dell’abbraccio, del desco come tradizione che mantiene solidi i rapporti con la terra natia», come la definisce Senese, diventa così un sentimento diffuso, che accompagna settimane di attesa e di conti da far quadrare.
Per la Uil, questa situazione non può essere derubricata a semplice dinamica di mercato. È una sconfitta collettiva: «Impedire o ostacolare il loro rientro per le festività è una sconfitta per tutti, nessuno escluso: per la politica, per la società, per l’economia». La Calabria, regione che più di altre paga il prezzo dell’emigrazione giovanile e della mobilità forzata, rischia di vedere reciso anche il filo simbolico che lega chi è partito al territorio d’origine.
Il tema non riguarda soltanto i singoli cittadini, ma investe direttamente le politiche dei trasporti, la regolazione del mercato e le responsabilità istituzionali. Da qui la richiesta esplicita di un intervento urgente: «Serve un cambio di passo e attuare interventi incisivi per calmierare i prezzi», afferma la segretaria generale della Uil Calabria. Un impegno che deve tradursi in misure concrete, capaci di contrastare davvero le distorsioni generate dagli algoritmi e dalle speculazioni stagionali.
Negli ultimi anni il dibattito sul caro biglietti è tornato più volte alla ribalta, con proposte di tetti tariffari, bonus per i fuori sede, potenziamento delle tratte e accordi con i vettori. Ma il problema resta strutturale e ciclico, segno che agli annunci non sempre seguono interventi efficaci e duraturi. Eppure, per una regione come la Calabria, dove la mobilità è spesso l’unico ponte tra chi parte e chi resta, garantire tariffe sostenibili non è solo una questione di equità, ma una scelta strategica per la coesione sociale.
Alla vigilia delle festività, la denuncia della Uil assume così un valore che va oltre la contingenza. Parla di diritti, di dignità, di legami che rischiano di essere spezzati dal prezzo di un biglietto. E pone una domanda che chiama in causa istituzioni, aziende e politica: può il mercato decidere chi ha diritto a tornare a casa e chi no? La risposta, oggi più che mai, non può essere affidata soltanto a un algoritmo.









































