VERCELLI – Ci sono figure che attraversano la vita pubblica con passo silenzioso ma incisivo, lasciando un segno destinato a durare. Antonio Catania, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Vercelli per molti anni e voce autorevole dell’istruzione piemontese, apparteneva a questa categoria rara. La sua scomparsa improvvisa, avvenuta il 30 novembre scorso, ha scosso Vercelli e l’intera comunità educativa, riportando al centro il valore di una vita spesa per la scuola, per i giovani e per il servizio alle istituzioni.
Un addio che lascia sgomenti
«Le circostanze della sua scomparsa lasciano attoniti… leggiamo sgomento, dolore e incredulità», scrive il professor Robertino Giardina, sintetizzando lo smarrimento di una comunità che, più che un dirigente, vedeva in Catania un punto di riferimento umano prima ancora che professionale.
La città ha accolto con commozione la notizia della sua morte improvvisa. «Nelle ultime ore abbiamo perso un amico formidabile… Ha dato molto alla nostra Vercelli», ha dichiarato il sindaco Roberto Scheda. Parole che trovano eco nel ricordo dei tanti che, negli anni, hanno condiviso con Catania percorsi di lavoro, impegno civico e attività associative.
Il momento più toccante è arrivato durante i funerali in Duomo, il 3 dicembre. In una chiesa gremita di colleghi, studenti, autorità civili e militari, il figlio Bruno ha letto un messaggio capace di restituire l’essenza di un uomo rimasto, per i suoi cari, un pilastro insostituibile: «Mio padre era una persona aperta, solare, generosa… Cercherò di colmare questo vuoto cercando di assomigliargli il più possibile. Ciao Nino, Ciao Papà».
Dalla Calabria al Piemonte: una storia di impegno e competenza
Arrivato da giovane a Vercelli nel 1973, dopo la laurea in Scienze politiche a Torino, Antonio Catania ha attraversato oltre quattro decenni di vita scolastica italiana, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità fino alla dirigenza dell’Ufficio scolastico provinciale. Una carriera costruita con rigore, dedizione e una naturale predisposizione al dialogo, sempre condivisa con la moglie Maria Teresa, insegnante, compagna di vita e di scelte.
Il suo curriculum testimonia un impegno costante non solo nella gestione amministrativa della scuola, ma anche nella promozione culturale e nella formazione dei giovani. Negli anni più recenti aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente di Sezione della Corte di giustizia tributaria di primo grado di Vercelli, continuando parallelamente un’attività civile vivace: dalla presidenza del Comitato provinciale UNICEF alla guida del Kiwanis locale, fino al timone della Fondazione Scuola Professionale e Filologica “Borgogna”.
La scuola come missione: una visione che guarda al futuro
Tra le molte tracce lasciate, resta esemplare il discorso del 2009 per l’apertura dell’anno scolastico, che sintetizza la sua idea di educazione:
“La scuola serve a far crescere e a far crescere bene… a dare ai bambini e ai ragazzi il controllo delle proprie capacità e insieme il senso di responsabilità… Investire nella scuola vuol dire guardare alle priorità del Paese, al possesso delle conoscenze ma anche all’entusiasmo della conoscenza.”
Parole che, a distanza di anni, suonano come un testimone consegnato alle generazioni future.
Non a caso, il suo impegno è stato riconosciuto anche dalle istituzioni nazionali. Nel 2013 ricevette il premio “Francesco De Sanctis – Una Vita per la Scuola”, mentre il Presidente della Repubblica gli conferì le onorificenze di Cavaliere al Merito (2013) e poi di Ufficiale (2018).
Un’eredità morale che unisce Nord e Sud
La sua storia attraversa l’Italia: le radici calabresi, il servizio in Piemonte, i legami umani costruiti ovunque. Come ricorda il prof. Giardina, il lascito di Antonio Catania vive nella “bellezza dei valori umani che ha incarnato”, valori fatti di amicizia, gentilezza, professionalità e autentico senso dello Stato.
In un’epoca che chiede stabilità e punti di riferimento, il suo esempio offre una lezione semplice e antica, ma sempre moderna: servire la comunità con competenza e con il cuore.
La scomparsa di Antonio Catania non è soltanto la perdita di un dirigente di valore, ma il silenzioso commiato di un uomo che ha creduto nella scuola come luogo in cui si costruisce il domani. La sua eredità, intessuta di dedizione e umanità, continuerà a risuonare tra le aule, nelle istituzioni e nelle vite di chi ha incrociato il suo cammino.










































