COSENZA – C’è un dettaglio che, più di altri, segnala quando una dinamica politica ha superato la soglia del semplice malumore interno ed è entrata nella fase dell’organizzazione: la costruzione di un racconto pubblico. È in questa chiave che va letta l’iniziativa partita dalla Calabria e rivolta, neppure troppo indirettamente, al segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani (https://www.calabriainchieste.it/2025/12/12/forza-italia-la-novita-che-avanza-pier-silvio-chiede-volti-nuovi-e-occhiuto-risponde-con-la-carriera/).
Nelle ultime ore è stato ufficializzato un gruppo Facebook dal nome eloquente: “Noi che vogliamo Roberto Occhiuto segretario di Forza Italia”. Una pagina nata nel 2014, inizialmente intitolata “Roberto Occhiuto – Presidente della Regione Calabria”, oggi rinominata da Antony Federico, figura considerata vicina al governatore e al suo entourage (ecco di seguito un articolo apparso sul giornale Icalabresi: https://www.icalabresi.it/fatti/antony-federico-amico-di-occhiuto-col-doppio-incarico-in-regione/). Un’operazione apparentemente marginale, ma che in politica – soprattutto quando è accompagnata da tempistiche non casuali – raramente lo è davvero.
L’iniziativa social si inserisce infatti in un contesto nazionale già carico di tensioni e interrogativi, alimentati dalle recenti dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi. Il messaggio, formulato con cortesia istituzionale, è stato chiaro: gratitudine ad Antonio Tajani per aver garantito continuità e sopravvivenza al partito dopo la stagione berlusconiana, ma anche l’esigenza di “facce nuove”, idee nuove, un programma rinnovato. Un elogio che, nella tradizione politica italiana, spesso precede una fase di riposizionamento.
Qui si apre il nodo centrale della discussione: cosa si intende davvero per “volti nuovi”? Anagrafe, stile, provenienza o semplice riassegnazione degli equilibri interni? Nei retroscena romani, tra i nomi che circolano come possibili interpreti della novità spunta quello di Roberto Occhiuto. Governatore in carica, politico di lungo corso, già deputato alla Camera dal 2008 al 2013 e approdato in Forza Italia dopo l’esperienza centrista. Nuovo, in senso stretto, non proprio. Ma potenzialmente “nuovo” per il baricentro che potrebbe spostare.
Non a caso, la parola che ricorre con maggiore insistenza non è “rinnovamento”, bensì “corrente”. Un termine che ufficialmente viene sempre smentito, perché nella grammatica dei partiti le correnti non si dichiarano: si presentano come laboratori culturali, cantieri di pensiero, fondazioni di ispirazione liberale. In questa direzione va letto anche il convegno annunciato per il 17 dicembre a Palazzo Grazioli, “In Libertà – Pensieri liberali per l’Italia”, interpretato da molti come il possibile battesimo di un’area organizzata.
Antonio Tajani resta, ad oggi, una figura difficilmente aggirabile. È il segretario che ha tenuto insieme il partito, ha garantito affidabilità nei rapporti di governo e ha mantenuto un equilibrio delicato tra alleati e identità azzurra. Proprio questa funzione di custode, però, rischia di trasformarsi nel suo limite: indispensabile per la transizione, meno spendibile come interprete di una fase espansiva. La contrapposizione, più che ideologica, appare dunque fisiologica: equilibrio contro spinta, continuità contro ambizione.
Il punto, allora, non è stabilire se Occhiuto possa davvero insidiare Tajani, ma chiedersi se questa dinamica rappresenti un autentico investimento sul futuro o l’ennesima declinazione di un copione ben noto: il rinnovamento come parola d’ordine, la corrente come strumento, la leadership come approdo finale.
Se “In Libertà” nasce per liberare Forza Italia, la domanda che resta sospesa – e che merita attenzione – è una sola: liberarla da cosa, e soprattutto da chi?












































