ROMA – Pier Silvio Berlusconi ringrazia Antonio Tajani e, con la cortesia di chi porge il cappotto, aggiunge che a Forza Italia servono “facce nuove”, idee nuove, un programma rinnovato. Insomma: bene così, ma anche basta così.
Fin qui, la linea è chiara. Meno chiaro è l’elenco degli “idonei” a incarnare la novità. E tra i nomi che rimbalzano nei retroscena nazionali spunta quello del governatore calabrese Roberto Occhiuto, indicato come possibile perno di una corrente e – per alcuni – di una scalata.
Il punto politico: “volti nuovi” significa davvero “volti diversi”?
La domanda, qui, è più seria di quanto sembri: quando un partito invoca “volti nuovi”, intende anagrafe, stile, provenienza o semplice redistribuzione del potere interno?
Perché Occhiuto, piaccia o no, è un professionista della politica, deputato alla Camera dal 2008 al 2013 per l’Unione di Centro e poi approdato in Forza Italia: lungo corso, ruoli di partito, gestione del consenso, e un profilo costruito nel tempo. “Nuovo” nel senso biologico del termine – ecco – non proprio. “Nuovo” come figura inedita per gli equilibri romani, forse sì: perché un governatore, se porta pacchetti di amministratori e parlamentari, non è mai solo. È un corridoio.
E infatti la parola che ricorre nei retroscena non è “rinnovamento”, ma “corrente”. Con un appuntamento già fissato: il 17 dicembre a Palazzo Grazioli, convegno dal titolo “In Libertà” (sottotitolo: “Pensieri liberali per l’Italia”), letto da molti come battesimo di una corrente interna.
Occhiuto, ufficialmente, nega di voler “fare una corrente”. È una smentita classica: quando una corrente è davvero tale, spesso non ama farsi chiamare corrente; preferisce “laboratorio”, “cantiere”, “fondazione culturale”, “pensiero liberale”. Il lessico cambia, l’intenzione la decideranno i numeri.
Tajani e “i taiani”: il paradosso del segretario indispensabile
Tajani è descritto – anche da Pier Silvio – come colui che ha tenuto in vita Forza Italia dopo la fine dell’era Berlusconi. È un riconoscimento pesante, quasi notarile: continuità, affidabilità, gestione dei rapporti di governo.
Eppure proprio quel merito diventa, nel racconto, il suo limite: il “custode” è utile finché non lo si accusa di essere troppo custode. Da qui la contrapposizione: chi sta con Tajani difende l’equilibrio; chi lo contesta promette energia, identità, spinta liberale. In mezzo, come spesso accade, c’è la cosa più antica della politica: la successione non dichiarata.
Il fattore Berlusconi: Marina, Pier Silvio e l’arte di non “scendere in campo”
Nel retroscena si inserisce anche il peso della famiglia Berlusconi: incontri, pranzi, interlocuzioni che – senza “fare politica” – finiscono per orientare l’aria che tira. Il pranzo tra Marina Berlusconi e Tajani a Milano è stato raccontato come un momento di confronto e di “punto” sulla situazione.
E mentre Pier Silvio ribadisce pubblicamente la necessità di “facce nuove”, la scena viene letta dai commentatori come un segnale: la proprietà morale del marchio “Forza Italia” resta lì, anche quando dice di non voler intervenire.
Ora, qui sta il nodo che da più parti si pone con lucidità: Pier Silvio parla di volti nuovi; è ragionevole pensare che si riferisse davvero a un profilo già rodato come Occhiuto? Oppure a figure ancora da lanciare, meno “istituzionali” e più spendibili come discontinuità? La risposta, probabilmente, è nell’ambiguità voluta: “nuovo” è una parola comoda perché ciascuno può infilarci dentro il proprio candidato.
L’ombra giudiziaria e il tema dell’opportunità
Sulla “novità” di Occhiuto pesa anche un dato oggettivo: mesi fa è emersa un’indagine per corruzione a suo carico, resa nota dallo stesso governatore; i suoi legali hanno chiesto l’archiviazione e vale, naturalmente, la presunzione di innocenza.
Ma in politica non esiste solo la verità processuale: esiste l’opportunità. E un partito che cerca “facce nuove” per allargare consenso tra moderati e indecisi difficilmente sceglie, come simbolo del rinnovamento, un profilo che deve convivere con un capitolo giudiziario ancora non chiuso. È un argomento che non condanna nessuno; però condiziona tutto.
Perché una corrente, allora? La domanda che conta
Se la partita è davvero innescata, il movente non è la vanità personale (che pure non manca mai), ma una logica di potere molto concreta:
- Controllo della linea identitaria: “liberale” non come aggettivo, ma come bandiera per differenziarsi dagli alleati e dal ruolo di semplice “appendice” di governo.
- Gestione del partito nel post-Tajani: una corrente oggi è una polizza domani: conta nei congressi, conta nelle liste, conta nelle nomine.
- Peso territoriale + rete parlamentare: il governatore non porta solo sé stesso; porta amministratori, relazioni, e – secondo diverse ricostruzioni – un’area che in Parlamento può ridisegnare gli equilibri interni.
- Interlocuzione con “la casa madre”: quando un partito nasce attorno a un cognome, quel cognome resta un centro di gravità. E chi ambisce ai vertici lo sa.
Il rinnovamento, in Italia, è spesso un’usanza
Forza Italia discute di “volti nuovi” come si discute del restauro di un palazzo storico: tutti lo vogliono, purché non cambi troppo la facciata e soprattutto purché le stanze migliori restino assegnate correttamente.
Il punto, allora, non è se Occhiuto possa “scalzare i taiani”, ma se questa presunta scalata sia davvero un’operazione di futuro o la ripetizione, con parole nuove, di un copione antico: la corrente come anticamera della leadership.
E a quel punto la domanda finale è inevitabile, e un po’ sibillina: se “In Libertà” nasce per liberare Forza Italia… chi, esattamente, dovrebbe essere liberato da chi?
L’ipotesi calabrese: quando l’allievo supera il fondatore (e gli spegne la luce)
C’è poi un’ipotesi che nei retroscena romani viene trattata con un sorriso di circostanza e una certa sottovalutazione, ma che meriterebbe maggiore attenzione: e se davvero il baricentro di Forza Italia si spostasse verso la Calabria? Su Occhiuto, su Ciccio Cannizzaro, su Gianluca Gallo e compagnia cantante?
Non come folklore territoriale, ma come metodo politico.
La storia politica calabrese, del resto, insegna molto. In Calabria la politica non si fa per dichiarazioni, ma per occupazione silenziosa degli spazi. Non per investiture solenni, ma per progressiva sostituzione degli uomini. Non per rotture plateali, ma per logoramento chirurgico. È una scuola antica, affinata negli anni, dove il consenso non si chiede: si organizza. E dove le leadership, se non vigilano, vengono accompagnate all’uscita con grande rispetto e senza alcun rumore.
Ecco perché l’idea che una Forza Italia a trazione calabrese possa convivere a lungo con il controllo, anche solo simbolico, della famiglia Berlusconi, appare quanto meno ottimistica.
Perché – diciamolo con garbo – se i calabresi dovessero davvero prendere in mano il vertice del partito, i Berlusconi si ritroverebbero in un batter d’occhio fuori da Forza Italia. Non per ingratitudine, ma per metodo. Non per ostilità, ma per efficienza.
La politica calabrese è scaltrezza elevata a sistema: prima ti ringrazia, poi ti svuota la stanza, infine ti accompagna alla porta spiegandoti che è stato “naturale”. Come d’altronde sta avvenendo da qualche anno a questa parte con gli alleati esterni al “cerchio magico” di Occhiuto. Altro che rottamazione: qui si pratica la sostituzione soft, con toni educati e risultati definitivi.
Ed è forse questo il vero nodo che inquieta più di una cancelleria romana: non tanto la presunta scalata di Occhiuto, – magari caldeggiata dalla sottosegretaria Matilde Siracusano, sua compagna – quanto il modello che potrebbe portare con sé. Un modello che, se applicato fino in fondo, renderebbe Forza Italia un partito finalmente autonomo dal cognome che l’ha fondata.
Un paradosso storico, certo. Ma anche una fine piuttosto coerente: essere messi da parte proprio da chi ha imparato la politica guardando come si faceva.
A quel punto, più che di “volti nuovi”, bisognerebbe parlare di mani esperte. E forse è questo il dettaglio che rende l’intera operazione molto meno rassicurante di quanto appaia nei comunicati ufficiali.









































