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Maxi sequestro antimafia da oltre 40 milioni: colpiti beni e imprese riconducibili a sistema criminale tra Italia e Romania

Nel mirino patrimoni e attività legati a un soggetto ritenuto contiguo a storici clan mafiosi e attivo nel settore del gioco e delle scommesse

CATANIA – Un sequestro imponente, per dimensioni economiche e articolazione territoriale, che fotografa con chiarezza la strategia delle istituzioni nel contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia legale. È quello eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Catania, con il supporto del Comando provinciale di Gorizia e in cooperazione con Eurojust, su disposizione del Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito delle attività coordinate dalla Procura distrettuale etnea.

Il provvedimento ha riguardato beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo stimato in oltre 40 milioni di euro, riconducibili a Fabio Lanzafame, soggetto già noto alle cronache giudiziarie e indicato, sulla base degli accertamenti, come contiguo a storiche organizzazioni mafiose di matrice catanese, in particolare ai clan Santapaola-Ercolano e Cappello-Bonaccorsi.

L’operazione si inserisce nel più ampio quadro delle misure di prevenzione antimafia, finalizzate ad aggredire patrimoni ritenuti frutto o reimpiego di attività illecite, anche in assenza di una condanna definitiva. Un approccio che mira a colpire il cuore economico delle organizzazioni criminali, privandole delle risorse necessarie a consolidare potere e consenso.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, il patrimonio sequestrato sarebbe il risultato di un articolato sistema di attività economiche, intestazioni fittizie e flussi finanziari opachi, sviluppati nel tempo anche oltre i confini nazionali. I beni colpiti dal provvedimento sono infatti dislocati in diverse province italiane – Catania, Siracusa e Gorizia – ma anche all’estero, in Romania, nelle città di Bucarest e Pitesti.

Nel dettaglio, il sequestro ha riguardato 20 attività commerciali, di cui 12 in Italia e 8 all’estero, attive principalmente nel settore dei giochi e delle scommesse, oltre che in quello immobiliare. A queste si aggiungono 89 beni immobili, tra abitazioni, palazzi storici e strutture di pregio. Tra i cespiti più rilevanti figurano una porzione di un palazzo storico nel centro di Ortigia, a Siracusa, a pochi passi da piazza Duomo, un’elegante palazzina in stile neoclassico nel cuore di Pitesti e una villetta signorile con giardino situata nella stessa area urbana.

Il provvedimento ha inoltre colpito 20 conti correnti bancari, denaro contante e due autovetture, delineando un quadro patrimoniale di assoluta consistenza, ritenuto non compatibile con i redditi dichiarati e con attività economiche formalmente lecite.

Le indagini, che si pongono in continuità con le operazioni denominate “Revolution Bet” e “Crypto”, hanno consentito di ricostruire il ruolo attribuito a Lanzafame nel settore del gaming e delle scommesse online. Gli inquirenti ritengono che il soggetto abbia fornito un contributo tecnico e organizzativo determinante alla realizzazione di sistemi informatici e reti telematiche funzionali alla gestione di scommesse illegali e al riciclaggio dei proventi, favorendo l’ingresso e il radicamento degli interessi mafiosi in un comparto ad alto rendimento.

Non solo. Le più recenti evidenze investigative avrebbero fatto emergere anche condotte di riciclaggio attraverso l’utilizzo di criptovalute e l’intestazione fittizia di beni e attività economiche a terzi, con l’obiettivo di schermare il patrimonio e ridurre il rischio di sequestri. Un modus operandi sofisticato, che testimonia l’evoluzione delle strategie criminali e la loro capacità di adattarsi agli strumenti finanziari più moderni.

Sul piano giudiziario, va ricordato che Lanzafame, fermo restando il principio di presunzione di innocenza, è stato già condannato in passato per gravi reati, con sentenze che hanno riconosciuto il suo ruolo in associazioni dedite al gioco illegale, alle scommesse clandestine e al riciclaggio, in contesti aggravati dal metodo mafioso.

La gestione dell’ingente patrimonio sequestrato è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, con il compito di preservarne il valore e garantirne la legalità nella fase di amministrazione controllata.

L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di contrasto alle mafie economiche, sempre più orientate a mimetizzarsi nel mercato legale e a inquinare il tessuto imprenditoriale sano. Un richiamo forte e chiaro: la lotta alla criminalità organizzata passa anche, e soprattutto, dalla sottrazione delle ricchezze illecite, perché senza capitali non c’è potere, e senza potere si apre finalmente spazio per uno sviluppo fondato su regole, trasparenza e concorrenza leale.