COSENZA – C’è una regola non scritta della politica italiana: quando una smentita è troppo netta, spesso merita di essere letta con attenzione doppia. È il caso delle parole pronunciate dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che da Roma ha escluso con fermezza qualsiasi ambizione di leadership o nuovo incarico all’interno di Forza Italia, ribadendo la piena lealtà al segretario nazionale Antonio Tajani. Dichiarazioni chiare, quasi didascaliche. E proprio per questo destinate a sollevare interrogativi.
Occhiuto, a margine della manifestazione Atreju, ha liquidato ogni ricostruzione come una forzatura: il convegno “In libertà”, in programma a Palazzo Grazioli, non sarebbe una sfida politica ma un momento di confronto per rendere Forza Italia – e il centrodestra – “più liberali”. Nessuna ambizione personale, nessuna messa in discussione della leadership. «Non c’è alcun nuovo ruolo per me in Forza Italia», ha scandito il governatore, lasciando intendere che il caso non esiste.
Eppure, come spesso accade, la politica non vive solo di dichiarazioni ufficiali. Vive di segnali, retroscena, dettagli apparentemente minori che, messi in fila, raccontano una storia più complessa. Tra questi, spicca un gruppo Facebook dal titolo eloquente: “Noi che vogliamo Roberto Occhiuto segretario di Forza Italia”, creato – dettaglio non secondario – da un “consulente d’oro” riconducibile all’area dello stesso presidente calabrese (https://www.calabriainchieste.it/2025/12/12/forza-italia-il-caso-occhiuto-e-la-sfida-silenziosa-a-tajani-nasce-pure-il-gruppo-facebook/). Un’iniziativa spontanea, si dirà. Ma la spontaneità, in politica, è una categoria elastica.
Se davvero non c’è alcuna ambizione, viene da chiedersi perché tollerare – o quantomeno non smentire con la stessa energia – un’operazione comunicativa che va ben oltre il dibattito culturale. Il punto non è il gruppo in sé, ma il messaggio che veicola: l’idea che una parte del partito guardi già oltre, immaginando scenari alternativi alla leadership attuale.
A complicare il quadro ci ha pensato Il Fatto Quotidiano, che ha raccontato di un clima tutt’altro che disteso ai vertici azzurri. Secondo il quotidiano, Antonio Tajani avrebbe dato indicazioni precise per “boicottare” Occhiuto, organizzando un contro-evento con gli ambasciatori e invitando gli eletti a disertare l’appuntamento di Palazzo Grazioli. Telefonate, inviti selettivi, segnali di freddezza politica: un copione che mal si concilia con l’immagine di un partito compatto e sereno.
Qui il sarcasmo diventa quasi inevitabile. Da un lato, Occhiuto che giura di non voler nulla; dall’altro, un segretario che – sempre secondo le autorevoli ricostruzioni giornalistiche – si preoccupa abbastanza da attivare contromisure. Se non c’è una sfida, perché prepararsi a difendersi? Se non c’è una partita in corso, perché marcare il territorio?
Nel tentativo di ricondurre tutto a una narrazione rassicurante, arrivano le parole di Maurizio Gasparri, responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia, che da Latina ha ribadito la solidità del movimento e la centralità della leadership di Tajani. Gasparri ha parlato di radicamento crescente, di nuove sedi come “luoghi aperti al confronto” e di un partito capace di essere presente tanto nei borghi quanto nei grandi scenari internazionali.
Non è mancato il richiamo al profilo globale del segretario nazionale: dagli incontri con il premier indiano Narendra Modi al nuovo leader tedesco Friedrich Merz, fino ai colloqui con Abu Mazen sulla crisi palestinese. Un elenco che suona come una certificazione di autorevolezza internazionale, quasi a ricordare che la guida del partito non è in discussione perché proiettata ben oltre i confini nazionali.
Eppure, anche qui, la politica insegna che quando si insiste troppo sulla forza di una leadership, spesso è perché quella forza viene percepita come meno scontata di quanto si voglia ammettere. Forza Italia appare così sospesa tra il bisogno di rassicurare e la difficoltà di contenere dinamiche interne sempre più evidenti.
Alla fine, il dubbio resta. Le smentite di Occhiuto sono nette, ma i segnali che arrivano dal sottobosco politico raccontano un’altra storia: quella di un partito che, mentre proclama unità, misura già i rapporti di forza del domani. Forse non è ancora una guerra aperta. Ma, come spesso accade, le vere battaglie iniziano molto prima che qualcuno ammetta di averle dichiarate.
LEGGI ANCHE









































