SAN NICOLA ARCELLA (Cs) – Il cambio di gestione di una residenza sanitaria assistenziale non è mai un semplice passaggio di consegne. Quando, però, a essere coinvolti sono decine di lavoratori, diritti contrattuali consolidati e una clausola sociale formalmente prevista negli atti di gara, la vicenda assume un rilievo che va oltre il singolo territorio. È quanto sta accadendo alla R.S.A. “San Francesco di Paola” di San Nicola Arcella (Cosenza), struttura da 60 posti letto e 80 posti di lavoro oggi al centro di una delicata transizione tra vecchio e nuovo gestore.
La gara, bandita dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, è stata aggiudicata alla società In Mensa Srl del Gruppo San Michele. Il precedente gestore, la cooperativa sociale onlus Universiis di Udine, ha impugnato l’aggiudicazione davanti al TAR, aprendo un contenzioso amministrativo ancora in corso. Nel frattempo, però, il nuovo concessionario ha preso possesso della struttura e avviato la fase operativa. Ed è proprio qui che emergono le maggiori criticità.
Secondo quanto riferito dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, In Mensa Srl avrebbe fatto sottoscrivere nuovi contratti di assunzione con decorrenza novembre 2025. Un passaggio che, tuttavia, non sarebbe stato preceduto – almeno per una parte del personale – da una formale cessazione del rapporto con il precedente gestore. Universiis, infatti, ha inviato comunicazioni scritte ai dipendenti contestando l’assenza di dimissioni, la mancata definizione della posizione di socio all’interno della cooperativa e le assenze dal servizio registrate a partire dalla data di presa in servizio.
Peraltro, al momento della presa visione e firma dei nuovi contratti con In Mensa, a tanti lavoratori è stato chiesto e fatta firmare una riduzione oraria (a cinque impiegati della Cooperativa non hanno fatto firmare alcun contratto). Ma v’è dell’altro: non è stata fornita copia del contratto firmato al personale, malgrado sia stato da tutti richiesto, anche nei giorni successivi.
Una situazione che pone i lavoratori in una posizione scomoda e potenzialmente rischiosa: da un lato l’invito a firmare un nuovo contratto, dall’altro la contestazione formale del vecchio datore di lavoro. Sullo sfondo, il timore – segnalato dai sindacati – di possibili licenziamenti, nonostante le garanzie previste dagli atti di gara.
Eppure, sul piano normativo e contrattuale, il quadro appare tutt’altro che ambiguo. La procedura di affidamento, approvata con deliberazione n. 1919 dell’11 settembre 2023 dall’ASP di Cosenza, riguarda una concessione di nove anni per la gestione della R.S.A., previo adeguamento strutturale e fornitura di arredi e attrezzature sanitarie. Tra le condizioni essenziali figura l’applicazione della clausola sociale, prevista dall’articolo 57 del D.Lgs. 36/2023, espressamente richiamata sia nel disciplinare di gara sia nello schema di contratto di concessione.
In particolare, l’articolo 10 del contratto stabilisce che il concessionario è tenuto a rispettare il “Piano di assorbimento del personale del gestore uscente” presentato in sede di gara. Un obbligo che può essere assolto applicando il CCNL Cooperative sociali indicato negli atti oppure un contratto collettivo diverso, purché più favorevole per i lavoratori. Non solo: la violazione degli impegni assunti con il piano di assorbimento può comportare la risoluzione di diritto del rapporto contrattuale.
Si tratta di una previsione tutt’altro che formale. La clausola sociale, soprattutto nei servizi sociosanitari, rappresenta uno strumento di continuità assistenziale e di stabilità occupazionale, concepito per evitare che il cambio di appalto si traduca in una compressione dei diritti o in una frammentazione del personale. È una tradizione consolidata del diritto del lavoro pubblico-privato, oggi ribadita dal nuovo Codice dei contratti, che guarda al futuro senza rinnegare le tutele costruite nel tempo.
Il nodo, dunque, non è solo giuridico ma anche istituzionale. Spetta all’ente concedente vigilare sull’esatta esecuzione del contratto e sul rispetto delle condizioni poste a base dell’affidamento. Allo stesso tempo, il contenzioso pendente al TAR aggiunge un ulteriore livello di complessità, rendendo ancora più necessario un approccio prudente e trasparente nella gestione dei rapporti di lavoro.
La vicenda di San Nicola Arcella solleva una domanda più ampia: quanto sono realmente cogenti le clausole sociali se, nella pratica, i lavoratori si ritrovano “inermi” tra due datori di lavoro contrapposti? La risposta non può che passare da un rigoroso rispetto delle regole e da un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Perché la qualità dei servizi sociosanitari, oggi come ieri, si misura anche – e soprattutto – dalla tutela di chi ogni giorno lavora per garantire assistenza e dignità alle persone più fragili.
Ad ogni modo, ove mai qualcuno avesse da puntualizzare o sottolineare qualcosa in merito alla vicenda,che seguiremo fino a completa definizione, noi siamo qui: info@calabriainchieste.it









































