COSENZA – I concorsi pubblici rappresentano, per definizione, uno dei pilastri dell’accesso meritocratico alla pubblica amministrazione. Quando però le procedure appaiono opache o scarsamente comunicate, il rischio non è solo quello di alimentare polemiche politiche, ma di incrinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. È su questo terreno che si inserisce la presa di posizione del circolo “Gullo-Mazzotta” di Cosenza del Partito della Rifondazione Comunista, intervenuto nel dibattito apertosi attorno a un recente concorso bandito dal Comune di Cosenza.
In una nota diffusa alla stampa, Rifondazione Comunista parla apertamente di una procedura che ha generato «un acceso dibattito pubblico e numerose polemiche», tali da rischiare un danno concreto all’immagine, alla credibilità e all’autorevolezza dell’ente comunale. Il tema, sottolinea il circolo, non riguarda soltanto il rispetto formale delle norme, ma il modo complessivo in cui l’amministrazione gestisce e comunica le proprie scelte.
Secondo Rifondazione, le modalità con cui si è svolta la selezione hanno alimentato dubbi e perplessità, amplificati anche dalla conoscenza dei nomi dei vincitori. Una situazione che produce un duplice effetto negativo. Da un lato penalizza i numerosi candidati che hanno partecipato confidando in un percorso improntato a criteri di trasparenza e imparzialità; dall’altro, paradossalmente, finisce per danneggiare anche gli stessi vincitori, le cui competenze professionali rischiano di essere messe in discussione da un contesto percepito come controverso.
Il punto centrale della critica è il ruolo dell’amministrazione pubblica come garante non solo della legalità formale, ma anche della propria reputazione istituzionale. «Un’amministrazione pubblica – si legge nella nota – ha il dovere di tutelare la propria credibilità e di garantire che ogni procedura appaia chiara, imparziale e orientata all’interesse pubblico». In questa prospettiva, decisioni che non tengono conto dell’impatto sulla fiducia dei cittadini finiscono per indebolire il valore stesso del lavoro pubblico e il rapporto tra istituzioni e comunità.
Un passaggio particolarmente rilevante riguarda la scelta di bandire una nuova selezione nonostante l’esistenza di una graduatoria già valida e utilizzabile. Rifondazione richiama esplicitamente la graduatoria del concorso CPI, che conta quasi duemila idonei e che è frutto di un iter selettivo già concluso. Una graduatoria dalla quale, secondo il circolo, il Comune di Cosenza avrebbe potuto legittimamente attingere, evitando sprechi di risorse, tempi aggiuntivi e ulteriori controversie.
Ignorare graduatorie esistenti e pienamente efficaci, viene osservato, non è solo una scelta amministrativamente discutibile, ma invia anche un messaggio scoraggiante a migliaia di candidati che hanno superato selezioni impegnative confidando nel corretto utilizzo di quegli elenchi da parte degli enti locali. In un contesto nazionale in cui l’accesso al pubblico impiego è spesso percepito come incerto e farraginoso, simili decisioni rischiano di alimentare disillusione e sfiducia, soprattutto tra i giovani e i professionisti qualificati.
La richiesta avanzata dal circolo “Gullo-Mazzotta” non assume i toni dell’accusa personale né mette in discussione, almeno formalmente, la legittimità dei vincitori. Piuttosto, si configura come un appello politico e istituzionale a «una riflessione seria e responsabile» sulle scelte compiute. L’obiettivo dichiarato è quello di rimettere al centro i principi di trasparenza e di buon andamento dell’azione amministrativa, cardini sanciti dall’articolo 97 della Costituzione e spesso richiamati nei dibattiti sulla riforma della pubblica amministrazione.
La vicenda cosentina si inserisce così in una discussione più ampia, che travalica i confini locali. In un’epoca in cui la pubblica amministrazione è chiamata a rinnovarsi, a essere più efficiente e più vicina ai cittadini, la gestione dei concorsi assume un valore simbolico. Non si tratta soltanto di coprire posti vacanti, ma di affermare un metodo, uno stile amministrativo, una cultura della trasparenza che sappia prevenire sospetti e polemiche prima ancora che esplodano.
In definitiva, l’intervento di Rifondazione Comunista pone una questione che riguarda l’intero sistema degli enti locali: la credibilità si costruisce non solo con atti formalmente corretti, ma con scelte comprensibili, motivate e comunicabili. Perché la fiducia dei cittadini, una volta incrinata, è difficile da ricostruire. E senza fiducia, anche la migliore macchina amministrativa rischia di procedere a vuoto.









































