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Sorical e crisi idrica in Calabria, Madeo (Pd): «Serve una commissione d’inchiesta regionale»

Oltre 2,2 miliardi annunciati per il servizio idrico integrato: trasparenza sugli interventi e tempi certi per ridurre le perdite

CATANZARO – L’acqua, bene primario e diritto fondamentale, in Calabria continua a trasformarsi in un’emergenza quotidiana. Quartieri senz’acqua, reti colabrodo, interventi tampone che rincorrono le rotture senza risolvere il problema alla radice. È in questo scenario che la consigliera regionale del Partito democratico Rosellina Madeo rilancia con forza la richiesta di una commissione d’inchiesta su Sorical, la società che gestisce il servizio idrico integrato, chiedendo alla Regione di fare chiarezza su risorse, interventi e responsabilità.

Uno sviluppo tra numeri e interrogativi

Secondo Madeo, non è più rinviabile l’istituzione di un organismo regionale dedicato esclusivamente ad affrontare il nodo idrico. «Una commissione d’inchiesta in Regione per affrontare in via definitiva il problema Sorical non è più procrastinabile», afferma, ricordando come già all’inizio della legislatura si parlasse di un “New Deal” del servizio idrico integrato. Un’espressione ambiziosa che, a distanza di tempo, resta però più sulla carta che nei cantieri.

Il dato più allarmante riguarda le perdite di rete, che in alcune aree della Calabria arrivano a sfiorare il 70 per cento. Una percentuale che fotografa un sistema strutturalmente inefficiente, fondato su condutture vecchie di decenni. «Cosa stiamo aspettando – incalza Madeo – che le perdite sfondino quota novanta?». La consigliera sottolinea come non si possa continuare a intervenire con riparazioni su impianti risalenti agli anni Sessanta, quando la sostituzione integrale delle tubature appare ormai l’unica soluzione sensata.

Il paradosso calabrese è noto ma non per questo meno grave: una regione ricca di sorgenti naturali che, tuttavia, lascia disperdere l’“oro blu” lungo il percorso dai monti alle città. «La carenza idrica – precisa Madeo – non deriva dalla siccità. È il risultato di un sistema che perde acqua lungo tutto il tragitto». Nel frattempo, i disagi colpiscono indistintamente grandi e piccoli centri: Corigliano Rossano, Cosenza, Reggio Calabria e numerosi altri Comuni vivono razionamenti e interruzioni che mettono in discussione il diritto stesso all’accesso all’acqua.

Le risorse e il nodo della trasparenza

Al centro della richiesta di una commissione d’inchiesta c’è anche il tema delle risorse. Si parla di oltre 2,2 miliardi di euro destinati al sistema idrico regionale. Una cifra imponente, che tuttavia solleva interrogativi puntuali: quali interventi sono previsti? In quali territori? Con quali priorità e, soprattutto, con quali tempi di realizzazione? Domande che, secondo Madeo, attendono ancora risposte chiare.

La consigliera non risparmia una critica all’approccio emergenziale adottato finora. «I provvedimenti tampone non hanno prodotto risultati. Bisogna agire di prevenzione, non di cura», osserva, denunciando una gestione che rincorre i guasti senza mai uscire dallo stato di perenne emergenza. Mentre si ripara una perdita, un’altra si apre poco più avanti: un circolo vizioso che assorbe risorse senza generare un reale miglioramento del servizio.

Obiettivi dichiarati e realtà dei dati

Nel dibattito entra anche il confronto con gli obiettivi annunciati dalla Regione. Il presidente Roberto Occhiuto ha indicato il 2030 come traguardo per ridurre le perdite al 50 per cento. Un obiettivo che, nelle intenzioni, porterebbe la Calabria sotto la media nazionale. Ma Madeo richiama i dati ufficiali dell’Istat, secondo cui la dispersione media in Italia si attesta intorno al 42 per cento. «Punto percentuale più, punto percentuale meno – osserva – la questione resta una sola: occorre passare dalle linee programmatiche ai fatti».

La richiesta di una commissione d’inchiesta regionale su Sorical si inserisce dunque in una riflessione più ampia sul modello di gestione del servizio idrico in Calabria. Non si tratta solo di numeri o di infrastrutture, ma di diritti fondamentali e di credibilità delle istituzioni. Continuare a rinviare decisioni strutturali significa accettare che l’emergenza diventi normalità. La sfida, oggi, è dimostrare che il “New Deal” dell’acqua può uscire dai documenti programmatici e tradursi finalmente in cantieri, trasparenza e risultati misurabili.