Home Mondo Caracas sotto attacco: esplosioni nelle aree militari, Maduro accusa gli Stati Uniti

Caracas sotto attacco: esplosioni nelle aree militari, Maduro accusa gli Stati Uniti

Raid aerei su basi e infrastrutture strategiche nella capitale venezuelana. Il governo parla di aggressione Usa e proclama lo stato di emergenza

CARACAS – Nelle prime ore di oggi Caracas si è svegliata sotto il boato delle esplosioni. Attacchi aerei hanno colpito diverse infrastrutture militari nell’area metropolitana della capitale venezuelana, provocando incendi, blackout e una colonna di fumo visibile a distanza. Una escalation improvvisa e grave, che il presidente Nicolás Maduro ha definito senza esitazioni una “aggressione militare degli Stati Uniti”, aprendo uno scenario di forte tensione internazionale e riportando il Venezuela al centro di un confronto geopolitico ad altissimo rischio.

Le esplosioni e le zone colpite

Secondo quanto riferito da testimoni e media internazionali, numerose esplosioni sono state avvertite tra l’1:30 e le 2:15 di notte (7:15 in Italia). I raid avrebbero interessato principalmente aree a forte valenza militare. Nel quartiere popolare del 23 de Enero, storico bastione del chavismo nella zona ovest di Caracas, è stata segnalata una violenta esplosione accompagnata dal suono delle sirene e dal sorvolo di aerei.

Altri episodi si sono verificati presso l’Accademia Militare di Mamo, nello Stato di La Guaira, a circa 40 chilometri dalla capitale, mentre esplosioni di minore entità sono state segnalate anche alla base aerea di La Carlota e nell’area dell’aeroporto di Higuerote. Sui social network circolano immagini di vasti incendi e alte colonne di fumo, rilanciate da residenti e agenzie internazionali, sebbene non sia stato possibile localizzare con precisione tutti i punti colpiti.

Blackout e paura nella capitale

Oltre ai danni materiali, gli attacchi hanno avuto un impatto immediato sulla vita quotidiana della città. Diverse zone di Caracas sono rimaste senza elettricità, in particolare l’area meridionale della capitale, nei pressi di una grande base militare. Le interruzioni di corrente sono state confermate anche da giornalisti della CNN presenti sul posto, che hanno riferito di aver udito chiaramente il rumore di velivoli subito dopo le esplosioni.

Testimonianze raccolte da Reuters parlano di forti boati avvertiti in quartieri come El Junquito, La Pastora, Macarao, El Hatillo, El Marqués e Los Ruices, alimentando un clima di paura e incertezza tra la popolazione.

La reazione di Maduro: emergenza e mobilitazione

La risposta del governo venezuelano non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, Caracas ha denunciato la “gravissima aggressione militare” attribuendola direttamente a Washington. Il presidente Nicolás Maduro ha proclamato lo stato di emergenza e ha invitato la popolazione alla “mobilitazione”, presentando l’attacco come un tentativo di piegare la sovranità del Paese.

Secondo la versione ufficiale, l’obiettivo degli attacchi sarebbe quello di “impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali”, per spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. “Dopo oltre duecento anni di indipendenza – si legge nella nota – il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino”.

Il contesto internazionale e il ruolo di Trump

Gli attacchi arrivano in un momento di forte tensione diplomatica. Nelle scorse ore il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva apertamente evocato la possibilità di un’azione militare diretta contro il Venezuela, affermando che i giorni di Maduro erano “contati”. Washington ha inoltre dispiegato una flottiglia navale nei Caraibi, mossa interpretata come un segnale di pressione militare crescente.

Funzionari statunitensi, citati dalla CBS News e da Fox News, hanno confermato in forma anonima il coinvolgimento delle forze Usa in attacchi contro siti militari venezuelani. Il Pentagono, tuttavia, non ha rilasciato commenti ufficiali, mantenendo una linea di prudente silenzio istituzionale.

Un’escalation che cambia gli equilibri

Se confermati, i raid rappresenterebbero un punto di svolta nel confronto tra Stati Uniti e Venezuela, trasformando una lunga crisi politica ed economica in un confronto militare aperto. La capitale colpita, le basi militari nel mirino e la retorica sempre più dura dei due governi alimentano il timore di una destabilizzazione regionale, con possibili ripercussioni sull’intera area dei Caraibi e sull’America Latina.

Le esplosioni su Caracas segnano un passaggio drammatico in una crisi che sembrava confinata alla diplomazia e alle sanzioni. Al di là delle versioni contrapposte, resta il dato di una popolazione sorpresa nel cuore della notte dal fragore della guerra. La comunità internazionale è ora chiamata a misurare le parole e le azioni: perché, quando il conflitto entra nelle città, il confine tra deterrenza e disastro diventa pericolosamente sottile.