VENEZUELA – L’operazione statunitense in Venezuela segna uno spartiacque nella crisi politica e istituzionale del Paese sudamericano (https://www.calabriainchieste.it/2026/01/03/trump-maduro-catturato-con-la-moglie-e-portati-fuori-dal-paese/). Un’azione militare definita dallo stesso Donald Trump come “senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale” ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, innescando una catena di reazioni che travalicano i confini regionali e investono il delicato equilibrio internazionale. Mentre Washington rivendica il successo del blitz e apre esplicitamente alla ridefinizione della leadership venezuelana, il Paese sprofonda in una fase di transizione carica di incognite.
Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, l’operazione è stata condotta nel cuore della notte venezuelana, con un dispiegamento imponente di mezzi aerei, terrestri e navali. Oltre 150 velivoli sono stati coinvolti nel blitz, come confermato dal capo di Stato maggiore congiunto Usa Dan Caine. Maduro e la moglie sarebbero stati prelevati direttamente dalla loro camera da letto, colti nel sonno. Trump, intervenendo da Mar-a-Lago, ha raccontato di aver seguito l’operazione in tempo reale, spiegando che l’intervento era stato pianificato già giorni prima ma rinviato a causa delle condizioni meteo.
Il presidente americano ha escluso vittime tra i militari statunitensi, parlando di alcuni feriti lievi già rientrati in patria. Ha inoltre rivelato che Maduro avrebbe tentato una negoziazione nelle fasi finali della cattura, respinta però senza esitazioni. Non a caso, Trump ha paragonato l’operazione alle azioni contro Qassem Soleimani e Abu Bakr al-Baghdadi, rivendicando il valore simbolico e strategico dell’intervento: “Un segnale che dimostra che gli Stati Uniti non si lasceranno intimidire”.
Sul piano giudiziario, l’offensiva si accompagna a un ulteriore irrigidimento. Oltre a Maduro e alla moglie, gli Stati Uniti hanno incriminato anche il figlio della coppia, Nicolás Ernesto, per reati legati al traffico di droga e al possesso di armi da fuoco. Un messaggio chiaro ai vertici del regime e a chi, all’interno dell’apparato statale venezuelano, potrebbe scegliere di restare fedele all’ex presidente. “Se rimarranno fedeli, il futuro sarà davvero brutto per loro”, ha ammonito Trump.
Intanto, l’opposizione venezuelana rompe il silenzio. Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace, ha parlato apertamente di “ora della libertà”, dichiarando che le forze democratiche sono pronte a tornare al potere e ad avviare una transizione. Dello stesso tenore il messaggio di Edmundo González, presidente eletto del Venezuela, che dal suo esilio a Madrid ha annunciato l’avvio di una “grande operazione di ricostruzione nazionale”.
Sul fronte diplomatico, le reazioni sono tutt’altro che unanimi. La Francia ha espresso forti riserve, parlando di una violazione del diritto internazionale. Palazzo Chigi, pur riconoscendo le ragioni di sicurezza addotte da Washington, ha ribadito la posizione storica dell’Italia, secondo cui l’azione militare esterna non rappresenta la strada auspicabile. Ancora più netta la condanna di Pechino, che ha invitato i propri cittadini a evitare viaggi in Venezuela. Trump ha tentato di rassicurare la Cina, principale importatore del greggio venezuelano, garantendo la continuità delle forniture.
La Russia ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, mentre il segretario generale António Guterres ha espresso “grave preoccupazione” per il mancato rispetto del diritto internazionale, definendo l’operazione un “pericoloso precedente” e invitando a un dialogo inclusivo nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto.
In questo scenario fluido, restano interrogativi chiave. Il destino della vicepresidente Delcy Rodríguez è ancora oggetto di versioni contrastanti, anche se il New York Times la colloca a Caracas. Washington, dal canto suo, guarda già oltre: Trump ha annunciato un forte coinvolgimento degli Stati Uniti nell’industria petrolifera venezuelana e non ha escluso un secondo intervento militare “più importante” se necessario. Sulla possibile leadership futura, il presidente americano mantiene cautela, sostenendo che ogni opzione sarà valutata.
Il Venezuela entra così in una fase decisiva della sua storia recente. Tra promesse di libertà, timori di escalation e interessi energetici globali, il futuro del Paese dipenderà dalla capacità della comunità internazionale e delle forze interne di trasformare uno shock senza precedenti in una transizione stabile e condivisa.














































