CATANZARO – In Calabria, il tema dei costi della politica torna al centro del dibattito pubblico con una decisione destinata a far discutere. Lo stanziamento di 350 mila euro per le indennità di fine mandato dei consiglieri regionali non rieletti riapre una questione mai del tutto sopita: il rapporto tra istituzioni e cittadini, tra privilegi riconosciuti a pochi e difficoltà quotidiane vissute da molti. A sollevare con forza la polemica è il Coordinatore del Si Cobas Calabria e Sicilia, Roberto Laudini, che in una nota diffusa ai mass media parla apertamente di una “casta” distante anni luce dalla realtà sociale della regione.
Lo stanziamento e i numeri della decisione
Secondo quanto emerso da fonti di stampa, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Calabria ha deliberato lo stanziamento di circa 350 mila euro per l’indennità di fine mandato destinata a 23 ex consiglieri regionali non rieletti. Il meccanismo prevede un versamento minimo pari al 3% dell’indennità di carica, poco più di 150 euro al mese, che consente di maturare un premio finale di circa 5.100 euro per ogni anno di legislatura. Considerando che l’ultima legislatura ha avuto una durata di quattro anni, ciascun ex consigliere potrà beneficiare di una buonuscita superiore ai 20 mila euro.
Una cifra che, pur legittima sul piano normativo, appare a molti difficilmente conciliabile con il contesto economico e sociale calabrese, segnato da tassi di disoccupazione elevati, precarietà diffusa e un welfare spesso insufficiente a garantire risposte concrete ai bisogni primari.
La critica sul piano etico e politico
Nel suo intervento, Roberto Laudini pone una questione che va oltre i tecnicismi legislativi. «La prima anomalia – sottolinea – è quella di equiparare il mandato elettivo e il relativo impegno nel Consiglio regionale a un’attività lavorativa ordinaria, scandita da orari giornalieri e contratti nazionali». Un paragone che, secondo il sindacalista, non regge se confrontato con le regole che disciplinano il lavoro dipendente e autonomo, dove simili trattamenti di fine mandato non sono previsti o risultano fortemente limitati.
La domanda, quindi, diventa eminentemente etica: perché ciò che è consentito ai rappresentanti politici viene negato alla stragrande maggioranza dei lavoratori? È un interrogativo che tocca il cuore della fiducia nelle istituzioni e alimenta un sentimento di distanza che, specie in Calabria, si riflette anche nella crescente disaffezione verso il voto.
Il contesto sociale: lavoro precario ed emergenza casa
Laudini richiama l’attenzione su alcune delle principali emergenze sociali irrisolte. Dai circa 4 mila tirocinanti di inclusione sociale (TIS), che attendono una stabilizzazione vivendo con 700 euro al mese senza contributi, fino ai cittadini alle prese con l’emergenza abitativa, aggravata dal mancato finanziamento del bonus affitti e da graduatorie bloccate. Situazioni che rendono difficile, se non impossibile, giustificare agli occhi dell’opinione pubblica una misura percepita come un privilegio.
«Con quale faccia questi signori potranno incontrare chi vive quotidianamente tali difficoltà?», si chiede il Coordinatore del Si Cobas, evidenziando una frattura sempre più profonda tra le scelte politiche e il vissuto reale di molti calabresi.
Disaffezione al voto e crisi di rappresentanza
Il calo costante della partecipazione elettorale, soprattutto nelle regioni del Sud, trova in episodi come questo un terreno fertile. La sensazione diffusa è che la politica continui a tutelare se stessa, alimentando una percezione di autoreferenzialità che indebolisce il patto di fiducia con i cittadini. Non è un caso che Laudini colleghi direttamente la decisione sulle indennità alla disaffezione verso le urne, domandandosi come si possa biasimare chi sceglie di non votare di fronte a simili scelte.
La vicenda delle indennità di fine mandato ai consiglieri regionali calabresi non è soltanto una questione contabile. È, piuttosto, lo specchio di un problema più ampio: la distanza tra istituzioni e società, tra regole scritte nei palazzi e bisogni che restano fuori dalla porta. In una regione che guarda al futuro con la speranza di invertire la rotta dello spopolamento e della precarietà, il tema dell’equità e dell’esempio morale della politica resta centrale. Perché la credibilità delle istituzioni, prima ancora delle norme, si misura nella capacità di condividere sacrifici e responsabilità con i cittadini che si rappresentano.









































