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La frana di Cavallerizzo, vent’anni dopo: una ferita ancora aperta per la viabilità e l’economia calabrese

Dalla Valle dell’Esaro ai comuni arbëreshë, la strada mai riaperta continua a pesare su mobilità, commercio e sviluppo. Italia del Meridione chiede risposte immediate

VALLE DELL’ESARO – A oltre vent’anni dalla frana che sconvolse Cavallerizzo, il tempo non ha rimarginato le ferite. Anzi, le ha rese più profonde. La chiusura della strada che collegava i paesi del versante arbëreshë alla Valle dell’Esaro resta uno dei nodi irrisolti più gravi della viabilità calabrese, con effetti che travalicano i confini locali e incidono sull’intero tessuto economico e sociale dell’area.

Una strada strategica, un territorio isolato

Quell’arteria non era una semplice via di collegamento: rappresentava un asse vitale per la mobilità quotidiana, per il commercio e per l’accesso ai servizi. La sua interruzione ha accentuato criticità strutturali già presenti in un’area fragile, contribuendo a fenomeni di isolamento, spopolamento e progressivo impoverimento. La delocalizzazione dell’abitato di Cavallerizzo ha segnato un punto di non ritorno, alterando in modo irreversibile l’equilibrio della comunità.

Il prezzo pagato dal commercio locale

Le conseguenze economiche sono state immediate e durature. Numerose attività commerciali hanno chiuso, schiacciate da una viabilità compromessa e da flussi sempre più ridotti. Senza collegamenti efficienti, l’economia locale ha perso competitività e attrattività, con ricadute occupazionali che ancora oggi si fanno sentire.

Responsabilità e attese

Dopo due decenni, la domanda resta inevasa: chi risponde della mancata riapertura della strada? A pagare il conto sono i cittadini, costretti a convivere con disagi cronici e con la sensazione di essere stati dimenticati. Le istituzioni, chiamate a garantire diritti fondamentali come la mobilità, non hanno ancora fornito risposte concrete.

La posizione di Italia del Meridione – Valle dell’Esaro

Su questo scenario interviene il Gruppo Italia del Meridione – Valle dell’Esaro, che attraverso la voce di Alessandro Zupi ribadisce una posizione netta: la riapertura della strada di Cavallerizzo non è più rinviabile. Il gruppo si propone come soggetto di mediazione tra enti locali, Regione ed enti competenti, con l’obiettivo di riportare la questione al centro dell’agenda politica e istituzionale.

Un progetto dimenticato che torna attuale

Accanto all’emergenza Cavallerizzo, Italia del Meridione rilancia l’attenzione su un progetto di fattibilità rimasto nel cassetto dagli anni Ottanta: il collegamento tra la SS 283 delle Terme e la SS 107. Un’infrastruttura pensata per unire San Marco Argentano ai comuni arbëreshë – dal bivio di Cervicati a Mongrassano, Cerzeto, San Martino di Finita, Rota Greca, Montalto Uffugo – fino a San Fili. Un’idea nata per collegare le aree interne all’Università della Calabria e ai principali assi viari regionali, oggi più che mai attuale ma resa fragile proprio dall’irrisolta frana di Cavallerizzo.

Valle dell’Esaro e Fullone, snodi decisivi

Nel quadro complessivo, il gruppo sottolinea il valore strategico della Valle dell’Esaro e della zona industriale del Fullone di San Marco Argentano, crocevia potenziale per il rilancio economico dell’area. Una posizione geografica che richiede investimenti mirati e scelte infrastrutturali coraggiose, capaci di guardare oltre l’emergenza e restituire prospettive di sviluppo.

Non è solo una questione di strade. È una questione di diritti, di futuro e di dignità dei territori. Senza collegamenti non c’è crescita; senza decisioni, l’attesa diventa immobilismo. Cavallerizzo resta il simbolo di una promessa mancata che la Calabria non può più permettersi di rimandare.