MILANO – Il silenzio che accompagna un volo di Stato non è mai un silenzio qualunque. All’aeroporto militare di Milano Linate è atterrato il C130 dell’Aeronautica che ha riportato in Italia cinque dei sei giovani italiani morti nella strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Un rientro carico di dolore, che segna l’inizio dell’ultimo viaggio verso casa e riporta al centro dell’attenzione una tragedia che interroga le coscienze, le responsabilità e il tema della sicurezza nei luoghi di aggregazione.

L’arrivo a Linate e il viaggio verso le città d’origine

I feretri giunti a Milano appartengono ad Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambi milanesi, a Giovanni Tamburi, di Bologna, e a Emanuele Galeppini, di Genova. Due distinti cortei accompagneranno le salme verso le rispettive città, dove famiglie e comunità locali attendono di stringersi nel lutto e nel raccoglimento. A Linate erano presenti i genitori di Achille Barosi con amici di famiglia, mentre sull’aereo proveniente dalla Svizzera viaggiavano, secondo quanto appreso, anche i familiari di Chiara Costanzo.

Il volo di Stato proseguirà poi verso l’aeroporto militare di Ciampino, sede del 31° Stormo, per riportare a Roma il feretro di Riccardo Minghetti. Un percorso scandito da tappe simboliche che uniscono idealmente il Paese, da nord a sud, nel segno di un dolore condiviso.

La sesta vittima e le esequie in Svizzera

Non è stato imbarcato sul velivolo il feretro di Sofia Prosperi, giovane italo-svizzera residente a Lugano. Per lei le esequie si svolgeranno in Svizzera, nella città dove viveva. Una scelta che sottolinea il carattere transnazionale della tragedia e il legame profondo tra le due comunità colpite.

Il sostegno alle famiglie e il ruolo delle istituzioni

A bordo dell’aereo di Stato viaggiavano anche i familiari di tre vittime – due diretti a Milano e uno a Roma – insieme a personale del Dipartimento della Protezione civile, del Ministero degli Esteri e a un team di psicologi, a conferma dell’attenzione riservata all’assistenza umana e psicologica in un momento di shock profondo.

Le operazioni di imbarco dei feretri sono state curate dalla polizia cantonale del Vallese, alla presenza di una rappresentanza dei vigili del fuoco e di autorità elvetiche. A testimoniare la vicinanza dello Stato italiano, anche l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che ha seguito da vicino le fasi del rimpatrio.

Il lutto nazionale e il minuto di silenzio nelle scuole

Mercoledì 7 gennaio, in tutte le scuole italiane, sarà osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Un gesto semplice e solenne, rivolto in particolare alle giovani generazioni. «In questo momento di profondo dolore – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara – il pensiero della comunità scolastica è rivolto ai giovani che hanno perso la vita in circostanze che avrebbero dovuto essere di spensieratezza e condivisione». Il ministro ha espresso «il più sentito cordoglio» alle famiglie, sottolineando il valore educativo del ricordo e della partecipazione collettiva.

Le indagini e le parole dell’ambasciatore Cornado

Sul piano giudiziario, la tragedia di Crans-Montana continua a sollevare interrogativi. L’ambasciatore Cornado ha affermato che «in Italia i gestori del Constellation sarebbero stati arrestati», riferendosi a Jacques e Jessica Moretti, responsabili del locale. Una dichiarazione che mette in luce le differenze tra i sistemi giuridici, considerando che la Procura del Canton Vallese ha stabilito di non adottare misure cautelari, ritenendo insussistenti i presupposti, in particolare il pericolo di fuga.

Cornado ha inoltre richiamato l’attenzione sulle condizioni di sicurezza del locale: «Le autorità locali hanno ammesso di essere a conoscenza che quel materiale era infiammabile, non ignifugo. La dimostrazione è il fatto che abbia preso fuoco». E ancora, sulle vie di fuga: «Se c’era un’uscita di sicurezza era mal segnalata e, in mezzo a quel disastro, i ragazzi non l’hanno neanche vista».

Il rientro delle salme segna un passaggio doloroso ma necessario, che restituisce alle famiglie la possibilità dell’ultimo saluto. Resta però aperta una ferita che chiede verità e giustizia. La memoria di questi giovani impone una riflessione seria sulla sicurezza, affinché luoghi di festa non si trasformino mai più in scenari di morte. Nel silenzio degli aeroporti militari e delle aule scolastiche, l’Italia intera è chiamata a non dimenticare.