VIBO VALENTIA – Un gesto grave, inquietante, che va oltre la dimensione personale e investe l’intero tessuto democratico. L’intimidazione subita dal presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia, Antonio Iannello, la cui auto è stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco mentre rientrava a casa, ha scosso la Calabria e riacceso l’attenzione sul tema della sicurezza degli amministratori locali e della difesa delle istituzioni. Un episodio che ha suscitato una ferma e corale reazione da parte del mondo politico e istituzionale.
A intervenire con parole nette è stato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha espresso “sconcerto per la vile intimidazione” e ha manifestato “piena solidarietà e vicinanza” non solo ad Antonio Iannello e alla sua famiglia, ma anche all’intera comunità di Vibo Valentia.
Secondo il governatore, episodi di questa natura non sono mai circoscrivibili a una singola persona: “Atti di questa gravità colpiscono non solo la persona coinvolta, ma l’intera comunità e le istituzioni democratiche che essa rappresenta”. Un passaggio che richiama una verità storica ben nota in Calabria: quando viene colpito un rappresentante delle istituzioni, viene messo in discussione il patto civile su cui si fonda la convivenza democratica.
Occhiuto ha ribadito con forza la posizione della Regione, sottolineando come “la Calabria tutta condanna senza esitazioni ogni forma di violenza, difendendo con fermezza i valori della legalità”. Parole che si inseriscono in una linea di continuità con l’impegno istituzionale portato avanti negli ultimi anni sul fronte del contrasto a ogni forma di intimidazione e sopraffazione.
Alla voce del presidente della Regione si è aggiunta quella del presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Gianmichele Bosco, che ha espresso “la più ferma solidarietà e sincera vicinanza” al collega di Vibo Valentia. Bosco ha definito l’accaduto “un episodio inquietante e inaccettabile”, rimarcando come simili gesti colpiscano “non solo una persona, ma l’intera comunità democratica e le istituzioni che quotidianamente operano al servizio dei cittadini”.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio comunale del capoluogo regionale ha richiamato un principio cardine della vita pubblica: in una società civile, fondata sul rispetto delle regole e sulla partecipazione democratica, atti di questo genere “non possono e non devono trovare spazio”. Un’affermazione che suona come un monito, ma anche come un impegno preciso.
Bosco ha poi rivolto un auspicio chiaro: che le indagini possano fare piena luce sull’accaduto e assicurare alla giustizia i responsabili. Un passaggio che richiama la centralità del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, chiamate a rispondere con rigore e tempestività a episodi che minano il senso di sicurezza collettivo.
Particolarmente significativo è il riferimento, nelle parole di Bosco, alla necessità di un’azione istituzionale condivisa. “Le istituzioni devono continuare a essere unite e determinate nel respingere ogni forma di intimidazione”, ha dichiarato, annunciando la volontà di rafforzare il percorso di collaborazione già avviato lo scorso anno con i presidenti dei Consigli comunali delle cinque città capoluogo. Un segnale politico preciso: la risposta non può essere isolata o episodica, ma strutturata, coordinata e visibile.
L’intimidazione subita da Antonio Iannello riporta alla memoria una stagione che la Calabria conosce bene e che, con fatica, ha cercato di lasciarsi alle spalle. La reazione compatta delle istituzioni, regionali e locali, dimostra però che oggi esiste una consapevolezza più matura: la difesa della legalità non è uno slogan, ma un esercizio quotidiano di responsabilità condivisa. Da questa vicenda emerge un messaggio chiaro: arretrare non è un’opzione. La democrazia si difende, anche – e soprattutto – quando viene messa alla prova.








































