Pasquale Tridico
POLISTENA (Rc) – Il possibile ridimensionamento, se non addirittura la chiusura, dell’ospedale di Polistena torna a scuotere il dibattito sulla sanità calabrese. Una vicenda che va ben oltre i confini della Piana di Gioia Tauro e che assume un valore emblematico: quello di un sistema sanitario regionale ancora prigioniero dell’emergenza, incapace di programmare e garantire diritti essenziali.
A intervenire con parole nette è Pasquale Tridico, europarlamentare ed ex candidato alla presidenza della Regione Calabria, che parla senza mezzi termini di fallimento politico e gestionale. Sviluppo Al centro della denuncia c’è la carenza di anestesisti, una criticità che mette seriamente a rischio la continuità operativa del “Santa Maria degli Ungheresi”, unico presidio ospedaliero di riferimento per un bacino di circa 150mila abitanti.
«La battaglia mossa a difesa dell’ospedale di Polistena è sacrosanta», afferma Tridico, esprimendo solidarietà alle comunità locali, ai comitati civici, agli operatori sanitari e alle amministrazioni del territorio. Secondo l’europarlamentare, la situazione non può essere liquidata come un evento improvviso o imprevedibile. L’assenza di anestesisti, sottolinea, è «l’esito prevedibile di una programmazione inesistente, di concorsi tardivi, di una gestione emergenziale che da tempo sostituisce una vera strategia sanitaria».
Una lettura che chiama in causa direttamente il modello di governance adottato negli ultimi anni. Tridico individua responsabilità politiche precise nel presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, che ha accentrato su di sé poteri straordinari promettendo una svolta rapida ed efficace.
«I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti: ospedali in affanno, personale insufficiente, territori interi privati del diritto costituzionale alla cura», denuncia l’europarlamentare. Il caso Polistena diventa così il simbolo di una sanità regionale che continua a essere governata come un’emergenza permanente.
Mancano, secondo Tridico, politiche attrattive per i professionisti sanitari, una programmazione credibile del fabbisogno di personale e una reale valorizzazione degli ospedali di area, che dovrebbero rappresentare presìdi strategici e non anelli deboli da sacrificare. Particolarmente duro il giudizio sull’ipotesi stessa di chiusura di un ospedale per carenza di anestesisti nel 2026.
«È una sconfitta politica e istituzionale inaccettabile», afferma Tridico, che rifiuta l’idea che il peso di questa situazione possa ricadere sui lavoratori della sanità o sulle comunità locali, già provate da anni di tagli, disservizi e migrazione sanitaria forzata. Da qui la richiesta di un cambio di passo immediato: assunzioni stabili, programmazione seria del personale, rinegoziazione del debito per ampliare il turnover. Misure strutturali, non soluzioni tampone. Le proroghe di breve durata nel mantenimento del servizio di Anestesia e rianimazione vengono liquidate come «una presa in giro», incapaci di affrontare il problema alla radice.
Nel quadro delineato da Tridico, la Piana di Gioia Tauro diventa l’emblema di territori lasciati soli, costretti a difendere con mobilitazioni civiche ciò che dovrebbe essere garantito per legge.
Difendere l’ospedale di Polistena, insiste l’europarlamentare, significa difendere il diritto alla salute, la dignità delle comunità locali e il futuro stesso della Calabria.