Il presidente del consiglio comunale Gianmichele Bosco

CATANZARO – Un nuovo anno non basta a cambiare una realtà che, per molte famiglie, resta immobile e carica di incertezze. A Catanzaro, come in molte altre città italiane, il sostegno alloggiativo per chi vive in affitto continua a essere un miraggio. A denunciarlo è Gianmichele Bosco, presidente del Consiglio comunale del capoluogo calabrese, che punta il dito contro le scelte del Governo nazionale e l’assenza, anche nell’ultima legge di bilancio, dei fondi destinati al contributo per il sostegno all’affitto. Una mancanza che, secondo Bosco, rappresenta una ferita aperta per la giustizia sociale e scarica sui Comuni responsabilità che non possono sostenere da soli.

Il riferimento è alla legge 431, che per anni ha garantito un contributo fondamentale alle famiglie in difficoltà economica per far fronte ai costi della locazione. Una misura progressivamente svuotata e di fatto cancellata, lasciando senza risposte centinaia di nuclei familiari. «È iniziato un nuovo anno, ma per centinaia di famiglie catanzaresi non cambia nulla», afferma Bosco, sottolineando come il Governo abbia scelto consapevolmente di ignorare una misura essenziale per la tutela delle fasce più deboli della popolazione.

Secondo il presidente del Consiglio comunale, si tratta di una responsabilità politica «grave e inequivocabile». La cancellazione del sostegno all’affitto non è una conseguenza inevitabile di vincoli tecnici, ma una scelta che incide direttamente sulla vita di famiglie a basso reddito, anziani, lavoratori precari e giovani coppie. Categorie già esposte a un contesto economico segnato dall’aumento del costo della vita e dalla difficoltà di accesso a un’abitazione dignitosa.

Il paradosso, evidenzia Bosco, ricade interamente sugli enti locali. I Comuni, come quello di Catanzaro, si trovano a dover continuare a garantire procedure amministrative, avvisi pubblici, istruttorie e graduatorie, pur sapendo che mancano le risorse per dare risposte concrete. Un impegno portato avanti, come ricordato anche dall’assessore Belcaro, per senso del dovere e rispetto delle istituzioni, ma che rischia di tradursi in un esercizio sterile. Graduatorie pronte, aspettative legittime dei cittadini e, alla fine, nessun fondo da erogare.

«È una situazione paradossale e inaccettabile», insiste Bosco, perché trasferisce sugli enti locali e sul personale comunale il peso di decisioni assunte a livello nazionale. In questo scenario, il disagio abitativo non è più soltanto un problema sociale, ma diventa anche una questione istituzionale, che mette in discussione il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazioni.

Il presidente del Consiglio comunale richiama con forza il principio del diritto all’abitare, che non può essere considerato marginale né affrontato con interventi emergenziali. Servono politiche strutturali, capaci di prevenire il disagio abitativo e di sostenere chi rischia di scivolare in una condizione di esclusione sociale. Rafforzare gli strumenti di sostegno alle famiglie, investire sulla prevenzione e costruire percorsi che mettano al centro le persone sono, secondo Bosco, passaggi imprescindibili.

In questo quadro, l’Amministrazione comunale di Catanzaro rivendica l’impegno a fare rete tra istituzioni, Terzo settore e comunità locali. Un lavoro paziente, spesso silenzioso, che mira a inserire le politiche sociali all’interno di una strategia più ampia di giustizia sociale. Tuttavia, senza un sostegno finanziario adeguato da parte dello Stato, ogni sforzo rischia di rimanere incompiuto.

La critica politica è esplicita. Bosco parla di «politiche egoiste e discriminatorie della destra», accusata di sostenere i più forti a discapito di chi ha più bisogno, sia a livello nazionale che locale. Un giudizio netto, che riflette una frattura sempre più evidente tra i livelli istituzionali e che riporta al centro del dibattito il ruolo dello Stato nella garanzia dei diritti sociali fondamentali.

La questione del sostegno alloggiativo, dunque, va ben oltre i confini di Catanzaro. È lo specchio di una scelta politica che incide sulla coesione sociale e sulla credibilità delle istituzioni. Lasciare soli i Comuni significa indebolire l’ultimo presidio di prossimità tra lo Stato e i cittadini. Rimettere il diritto all’abitare al centro dell’agenda nazionale non è solo una richiesta amministrativa, ma una sfida di civiltà che interroga il presente e il futuro del Paese.