Home Politica Arsac, stallo sull’atto aziendale: Madeo (Pd) chiede chiarezza e tempi certi

Arsac, stallo sull’atto aziendale: Madeo (Pd) chiede chiarezza e tempi certi

Interrogazione in Regione sulla mancata approvazione dell’atto definitivo: diritti del personale e piena operatività dell’ente a rischio

CATANZARO – A oltre dodici anni dalla sua istituzione, l’Arsac continua a operare senza un atto aziendale definitivo. Una condizione che, secondo il Partito democratico, penalizza i lavoratori e indebolisce un ente strategico per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese. A sollevare il tema è la consigliera regionale Rosellina Madeo, che annuncia un’interrogazione per fare luce sulle ragioni di un ritardo ormai strutturale.

«Ad oltre 12 anni dalla nascita di questo ente così importante per la nostra Regione non si riescono a garantire ai dipendenti gli stessi diritti giuridici ed economici. Perché questa situazione di stallo?», si chiede Madeo, puntando l’attenzione su una criticità che si trascina dal 2012, anno in cui l’Arsac è stata istituita con la legge regionale n. 66.

Il nodo centrale è l’assenza dell’atto aziendale definitivo, previsto dalla normativa ma mai approvato. Una mancanza che, come ricorda la consigliera dem, ha effetti concreti e pesanti sul funzionamento dell’ente. L’articolo 10, comma 5, della legge istitutiva vieta infatti assunzioni e trasformazioni dei rapporti di lavoro fino all’adozione dell’atto: un blocco che nel tempo ha prodotto una frammentazione contrattuale interna, con evidenti disparità di trattamento tra i dipendenti.

Una situazione paradossale se si considera il ruolo assegnato all’Arsac, chiamata a sostenere l’innovazione, la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura calabrese attraverso assistenza tecnica, ricerca, sperimentazione, divulgazione e valorizzazione delle produzioni locali. «Per dare il meglio fuori – sottolinea Madeo – l’Arsac deve essere perfettamente organizzata dentro».

Al contrario, l’impossibilità di coprire il turnover naturale sta progressivamente svuotando settori chiave, inclusi i centri sperimentali e dimostrativi, con ricadute dirette sulla capacità operativa dell’azienda. Non solo. La perdurante assenza dell’atto aziendale avrebbe consentito, secondo quanto evidenziato anche dalla Corte dei conti, il conferimento di incarichi dirigenziali senza procedure concorsuali e l’istituzione di nuovi settori senza la preventiva autorizzazione della Giunta regionale.

Criticità che la magistratura contabile ha più volte richiamato nelle proprie relazioni annuali, segnalando la necessità di superare un assetto definito non conforme ai principi di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione.

Da qui le domande politiche poste da Madeo: quali sono le reali cause che tengono l’Arsac “ingessata” in questo limbo amministrativo? Esiste una volontà concreta di approvare finalmente l’atto aziendale definitivo? E, soprattutto, con quali tempistiche?

In una regione che affida all’agricoltura una parte significativa delle proprie prospettive di sviluppo, il caso Arsac pone una questione più ampia di metodo e responsabilità istituzionale. Superare lo stallo non è solo un atto dovuto ai lavoratori, ma una scelta necessaria per restituire all’ente efficienza, credibilità e visione. Perché senza regole chiare all’interno, anche le migliori strategie rischiano di restare sulla carta.