FIRMO (Cs) – Ci sono libri che, pur nella misura contenuta, riescono a dire molto più di quanto promettano le pagine che li compongono. La scelta giusta, opera prima di Maria Moscogiuri, appartiene a questa categoria: un esordio letterario sobrio e consapevole, che intreccia memoria privata e storia collettiva, riportando al centro della narrazione quei valori semplici e solidi che hanno sostenuto l’Italia nel suo passaggio più delicato, quello della ricostruzione del secondo dopoguerra.
Un’autrice tra professione e passione
Avvocato affermato a Roma, ma originaria di Firmo, piccolo centro arbëreshë della provincia di Cosenza a ridosso dell’Autostrada del Mediterraneo, Maria Moscogiuri coltiva da sempre la passione per la scrittura e per il racconto. Un’attitudine che oggi prende forma in un volumetto di 52 pagine, edito da Aletti Editore nella Collana Diamanti, fresco di stampa e già disponibile sulle principali piattaforme online.
La scelta dell’autrice è tutt’altro che casuale: raccontare la giovinezza di Aroldo Scialla, nome di fantasia dietro il quale si cela un personaggio realmente vissuto in Umbria per un intero secolo, dal 1924 al 2024. Una vita lunga, discreta, rappresentativa di quella generazione che, con tenacia e umiltà, ha rimesso in piedi un Paese devastato dalla guerra.
Aroldo Scialla e l’Italia che rinasce
Aroldo è uno dei tanti giovani che hanno attraversato gli anni Cinquanta, nel pieno di quel “boom” economico e sociale che ha riportato l’Italia tra le nazioni protagoniste in campo produttivo, culturale e geopolitico. La sua storia personale diventa così paradigma di un’intera stagione storica, richiamando idealmente quelle figure evocate con forza civile dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno 2025, quando ha sottolineato il ruolo fondativo delle generazioni del dopoguerra.
Al centro del racconto vi è una decisione cruciale: “la scelta giusta”. Una scelta tutt’altro che semplice, perché Aroldo, nella sua esuberanza giovanile, si trova a dover decidere tra sette donne, tutte di grande valore umano, per costruire una famiglia nei difficili anni della ripartenza. Un dilemma che Moscogiuri affronta con leggerezza narrativa e intelligenza simbolica, affidando al lettore la scoperta di un metodo tanto semplice quanto arguto con cui il protagonista scioglie l’imbarazzo. Il tempo, come spesso accade nelle storie ben raccontate, dimostrerà che quella decisione fu davvero la più giusta.
Un racconto breve dal forte valore documentale
La scelta giusta si presenta come un racconto breve, quasi una sequenza di flash descrittivi, ma possiede una forte valenza storico-ambientale. I luoghi narrati – dalla campagna umbra attorno a Orvieto ai borghi di Izzalini e Asproli (frazioni di Todi), Montecchio, Corbara, Stroncone e Acqualoreto – sono delineati con precisione affettiva e rispetto antropologico. Ne emerge un tributo intergenerazionale che restituisce atmosfere, relazioni e ritmi di una provincia italiana oggi in parte trasformata, ma non del tutto perduta.
Lo stile, essenziale ed elegante, rende il testo adatto anche a un pubblico giovane. Non a caso, il racconto si presta a essere utilizzato come strumento di lettura e analisi nelle scuole, piccolo scrigno di valori quali semplicità, amicizia, solidarietà, rispetto e amore per la natura.
Valori antichi per sfide moderne
In un tempo segnato da conflitti, violenze e nuove forme di disgregazione sociale – dal bullismo ai femminicidi, dalle guerre di predominio alle minacce globali – il libro di Moscogiuri richiama con discrezione quei principi fondanti indicati dalla Costituzione e più volte ribaditi dal Presidente Mattarella. Valori che affondano le radici in un’etica sociale ultramillenaria e trovano eco anche nel magistero contemporaneo della Chiesa, da Papa Francesco a Papa Leone XIV.
La voce dell’autrice
L’Università delle Generazioni di Badolato, che ha salutato con favore l’uscita del volume, ha raccolto una dichiarazione dell’autrice:
«Sono nata in Calabria e vivo a Roma da molti anni. Umbra di adozione, trascorro nei luoghi che ho descritto in questo libro la maggior parte del mio tempo libero. In queste 52 pagine ho inteso rievocare soprattutto la semplicità, la schiettezza, l’amicizia, la solidarietà, l’amore per la natura… Ritengo che il mio racconto sia come un acquerello che dipinge a tratti leggeri la storia del protagonista». E sul futuro aggiunge: «In cantiere c’è un’altra narrazione, uno spaccato di vita di alcune amiche che si raccontano tra gioie e dolori».
La scelta giusta conferma come, anche nella brevità, la letteratura possa essere strumento di memoria e orientamento. Un esordio promettente che invita a guardare al passato non per nostalgia, ma per ritrovare quelle coordinate morali indispensabili a costruire il futuro.














































