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Aggressione nel carcere di Castrovillari: ancora violenza contro la Polizia penitenziaria

CONSIPE denuncia la quarta aggressione in un mese e chiede interventi urgenti per la sicurezza del personale penitenziario

Il carcere di Castrovillari

CASTROVILLARI (Cs) – La tensione dietro le sbarre torna a manifestarsi con un nuovo episodio di violenza. Nella casa circondariale di Castrovillari, un assistente capo coordinatore della Polizia penitenziaria è rimasto ferito a seguito di un’aggressione da parte di un detenuto. Un fatto che non si presenta come episodio isolato, ma che si inserisce in una preoccupante sequenza di eventi ravvicinati, riaccendendo il dibattito sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari italiani.

A rendere pubblica la notizia è stato il vice segretario regionale del CONSIPE, Stefania Ruperto, che ha espresso “estrema solidarietà” al collega coinvolto, definendolo l’ennesima vittima di violenza all’interno di un contesto lavorativo sempre più complesso. L’aggressione si è verificata nel momento in cui al detenuto, di origine napoletana, veniva comunicata l’imminente applicazione del regime previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario, misura disciplinare adottata nei confronti di soggetti responsabili di gravi infrazioni.

Alla notizia del provvedimento, il detenuto si sarebbe scagliato contro l’assistente capo coordinatore, provocandogli una lesione al labbro. La prognosi, fortunatamente, è di tre giorni, ma l’episodio lascia strascichi ben più profondi sul piano psicologico e organizzativo. Si tratta, infatti, della quarta aggressione registrata nell’arco di un solo mese all’interno dello stesso istituto, un dato che da solo restituisce la misura di una situazione definita dagli operatori come “sempre più degradante”.

Secondo quanto denunciato dal CONSIPE, simili dinamiche non sono più eccezioni, ma rischiano di diventare una prassi quotidiana. Il personale di Polizia penitenziaria si trova spesso a operare in condizioni di forte stress, con organici ridotti, strutture non sempre adeguate e una popolazione detenuta che, in alcuni casi, manifesta un crescente livello di aggressività. In questo quadro, la percezione di non essere sufficientemente tutelati dalle istituzioni contribuisce a creare un clima di sfiducia e di abbandono.

La denuncia sindacale mette l’accento su un punto cruciale: la sicurezza non riguarda solo l’incolumità fisica degli agenti, ma anche l’autorevolezza dello Stato all’interno degli istituti di pena. Quando episodi di violenza si susseguono senza risposte tempestive e strutturali, il rischio è che si affermi un senso di impunità, alimentando l’idea che determinati comportamenti possano essere tollerati o comunque gestiti con difficoltà.

Il riferimento al possibile “sopravvento da parte della popolazione carceraria” non è casuale. La gestione dell’ordine interno si fonda su un equilibrio delicato, che richiede regole chiare, strumenti adeguati e un sostegno costante a chi è chiamato ad applicarli. In assenza di interventi mirati – sottolinea il CONSIPE – tale equilibrio può incrinarsi, con conseguenze potenzialmente gravi sia per il personale sia per gli stessi detenuti.

Da qui la richiesta, definita “urgente e prioritaria”, di un intervento immediato da parte delle istituzioni competenti. Non solo misure repressive ex post, ma soprattutto azioni di prevenzione: rafforzamento degli organici, formazione specifica per la gestione delle situazioni critiche, adeguamento delle strutture e un chiaro segnale di attenzione politica verso il mondo penitenziario. Temi noti da anni, ma che tornano con forza ogni volta che un’aggressione rompe il silenzio dei corridoi carcerari.

L’episodio di Castrovillari rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme su una realtà spesso lontana dai riflettori, ma centrale per la credibilità del sistema penitenziario. Garantire sicurezza e dignità a chi lavora nelle carceri non è una concessione corporativa, bensì un dovere istituzionale. Ignorare questi segnali significherebbe accettare che la normalità, dietro le sbarre, diventi l’emergenza permanente.