CETRARO (CS) – Un rifugio isolato, nascosto tra le campagne alle porte di Cetraro, trasformato in una base efficiente per sfuggire alle ricerche. È qui che si è conclusa la latitanza di Giuseppe Scornaienchi, ricercato dal 25 settembre scorso e destinatario di un’ordinanza cautelare emessa su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La scoperta del covo, documentata anche da un video diffuso dalle forze dell’ordine, restituisce l’immagine di una clandestinità tutt’altro che improvvisata: armi, munizioni, denaro contante e persino una maschera facciale in silicone per alterare i tratti somatici.

La cattura è il risultato di un’azione coordinata che ha visto impegnati i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, le Fiamme gialle di Catanzaro, gli investigatori dello Scico della Guardia di finanza e lo Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori di Calabria. Un dispositivo interforze che, ancora una volta, conferma la centralità del lavoro sinergico nel contrasto alla criminalità organizzata sul territorio.

All’interno del rifugio rurale, i militari hanno rinvenuto due pistole, munizioni, un grosso coltello, parrucche, una maschera in silicone, ricetrasmittenti, una quantità consistente di contanti di vario taglio e sostanza stupefacente. Elementi che delineano un ambiente “confrotevole e ben organizzato”, come emerge dalle informazioni investigative, compatibile con una presenza stabile e prolungata durante i mesi di latitanza. Non un riparo di fortuna, dunque, ma una base operativa pensata per muoversi, comunicare e – all’occorrenza – colpire.

Scornaienchi si era reso irreperibile proprio il giorno in cui, il 25 settembre, veniva eseguita la misura restrittiva nei confronti degli indagati di un’inchiesta avviata nell’ottobre 2022 dai Carabinieri della Compagnia di Paola e successivamente arricchita dai segmenti investigativi del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Cosenza.

L’ordinanza cautelare del Gip, richiesta dalla Dda di Catanzaro, contesta all’uomo una serie di reati gravi: associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni, tentate estorsioni, furti aggravati, detenzione e porto di armi e materiale esplosivo, ricettazione, riciclaggio e lesioni personali, con l’aggravante del metodo mafioso per alcuni episodi.

Un mosaico accusatorio che si inserisce in un contesto più ampio. Le indagini del Nucleo di Polizia economico-finanziaria – Gico della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinate dalla Dda, avevano già portato all’arresto di Alessio Ricco, ritenuto legato alla stessa associazione e cognato di Scornaienchi. Ricco era stato bloccato il 26 ottobre scorso dai finanzieri della Sezione Goa del Nucleo Pef di Catanzaro e dallo Scico, in coordinamento con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Cosenza.

Tra i fatti al centro dell’inchiesta figurano due tentativi di estorsione ai danni di imprenditori attivi nei settori sanitario e dei trasporti, a conferma dell’interesse del gruppo per comparti economici strategici. Particolarmente allarmante il tentativo di estorsione del 14 agosto scorso ai danni di una discoteca di Sangineto, messo in atto con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco: un messaggio intimidatorio esplicito, che richiama dinamiche mafiose consolidate. Completano il quadro due tentativi di furto ai danni di sportelli bancomat, ulteriore indicatore di una criminalità organizzata polivalente, capace di alternare pressioni estorsive e reati predatori.

Il materiale sequestrato nel covo racconta anche l’evoluzione delle strategie di fuga. L’uso di travestimenti sofisticati, come la maschera in silicone, segnala una crescente attenzione all’elusione dei sistemi di riconoscimento e alla necessità di confondersi tra la gente. Un dettaglio che, al netto del suo impatto mediatico, restituisce la misura della determinazione e delle risorse impiegate per sottrarsi alla cattura.