PAOLA (Cs) – Una sentenza che segna un punto fermo e lancia un messaggio chiaro: lo sfruttamento della fragilità altrui non può trovare attenuanti. Il Tribunale Penale di Paola, in composizione monocratica, ha inflitto una condanna severa a S.C., pregiudicato, classe 1983, di origine campana, riconosciuto colpevole di circonvenzione di incapaci ed estorsione aggravata. Una decisione che va oltre le richieste dell’accusa e restituisce centralità alla tutela delle persone vulnerabili.
Una storiaccia raccontata a puntate da Calabria Inchieste in esclusiva assoluta che ha terrorizzato per mesi i residenti di palazzo Odeon, in via ex Sottomercato: https://www.calabriainchieste.it/2024/08/17/ennesimo-pestaggio-al-palazzo-odeon-famiglia-ostaggio-di-un-pregiudicato/
Con una pronuncia che ha destato particolare attenzione, il giudice ha condannato l’imputato a nove anni di reclusione e al pagamento di una multa di 3.000 euro, superando in modo significativo la pena di cinque anni e sei mesi sollecitata dalla Procura della Repubblica di Paola. Un dato che riflette la valutazione complessiva della gravità dei fatti e della loro protrazione nel tempo.
La vicenda, già emersa all’attenzione pubblica nell’estate del 2024 grazie a Calabria Inchieste, affonda le proprie radici circa tre anni prima e, secondo quanto accertato in sede processuale, si è protratta fino al settembre 2024. Proprio in quel periodo, su richiesta della Procura, il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto nei confronti di S.C. la misura cautelare della custodia in carcere.
Il processo, celebrato con rito immediato, ha ricostruito un quadro inquietante. L’imputato aveva intrapreso una relazione sentimentale con una donna sposata che, dall’aprile 2023, gli aveva consentito di abitare nell’abitazione coniugale, nonostante la presenza del marito e di un figlio affetto da disabilità. Da quel momento, secondo le risultanze dibattimentali, sarebbero iniziate condotte sistematiche di violenza e intimidazione ai danni del marito.
In concorso con la compagna, S.C. avrebbe costretto l’uomo, riconosciuto come soggetto fragile e vulnerabile, a spogliarsi di tutti i propri beni immobili. Un patrimonio che rappresentava l’unica fonte di sostentamento per la vittima, priva di occupazione e successivamente affidata a un amministratore di sostegno. L’atto pubblico di donazione, sottoscritto nel maggio 2023, è stato ritenuto l’esito finale di una serie di pressioni e soprusi finalizzati a provocare un grave danno economico.
L’istruttoria dibattimentale ha inoltre accertato che, nel corso del 2024, le violenze si sarebbero intensificate. In almeno tre occasioni, la vittima è stata costretta a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. Episodi quotidiani, spesso sotto gli occhi dei vicini di casa, le cui testimonianze hanno avuto un ruolo decisivo nella ricostruzione dei fatti.
Particolarmente grave quanto accaduto il 27 luglio 2024, quando, appresa la decisione della compagna di non ospitarlo più a seguito dell’ennesima aggressione, S.C. avrebbe minacciato la donna di morte e di privarla di ogni bene, barricandosi poi in casa e impedendo il rientro della donna e del figlio minore fino all’intervento dei Carabinieri. Due giorni dopo, il 29 luglio, un nuovo episodio di violenza: l’uomo sarebbe stato attirato con un pretesto e poi aggredito con schiaffi, calci e pugni.
A questi fatti si aggiunge la condanna per resistenza a pubblico ufficiale, legata alle minacce rivolte ai militari intervenuti il 27 luglio 2024, con frasi esplicite e gravissime che lasciavano intendere l’uso di armi da fuoco.
Il Tribunale ha infine disposto il risarcimento dei danni in favore della vittima e dei familiari, tutti costituitisi parte civile e assistiti dall’avvocato Pierfrancesco Perri.
Si chiude, almeno per ora, una vicenda giudiziaria che restituisce dignità a chi per troppo tempo è rimasto prigioniero della paura. Ma il capitolo non è definitivo: a febbraio è previsto l’avvio di un nuovo processo a carico di S.C. per ulteriori ipotesi di reato, tra cui i maltrattamenti in famiglia. Un passaggio che conferma come la giustizia, quando chiamata a difendere i più deboli, debba procedere con fermezza e senza sconti.














































