COSENZA – Un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro: a Cosenza e Bisignano, due persone sono state arrestate con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un’inchiesta che, pur muovendo da una richiesta economica contenuta, assume un rilievo ben più ampio per il contesto in cui si inserisce e per il segnale che intende lanciare.
Gli arrestati sono Emanuele Apuzzo, residente a Cosenza, e Davide Naccarato, originario di Bisignano. Secondo l’ipotesi accusatoria formulata al termine delle indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Rende, i due avrebbero avanzato una richiesta estorsiva nei confronti di un imprenditore edile impegnato in importanti lavori pubblici. Un’azione che, per modalità e finalità, sarebbe riconducibile al cosiddetto metodo mafioso, elemento che ha fatto scattare la competenza della Dda.
La vittima, stando a quanto emerso dall’attività investigativa, è titolare di tre appalti pubblici attualmente in corso: la realizzazione di opere di fognatura, la costruzione del nuovo cimitero comunale e alcuni interventi sulla viabilità, tra cui la realizzazione di rotonde stradali. Opere strategiche per il territorio, finanziate con risorse pubbliche e destinate a incidere sulla qualità dei servizi e della sicurezza urbana.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la richiesta estorsiva – pari a 3 mila euro – sarebbe stata avanzata alla vigilia di Natale. Un momento non casuale, che nella prassi criminale viene spesso individuato come occasione favorevole per esercitare pressioni psicologiche e ottenere un rapido riscontro. La somma, seppur modesta rispetto ai valori complessivi degli appalti, avrebbe avuto una valenza simbolica: il prezzo da pagare per lavorare “senza problemi”.
Le indagini, sviluppate attraverso attività tecniche e riscontri sul territorio, avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto solido dalla magistratura antimafia. Al centro, non solo la richiesta di denaro, ma il contesto intimidatorio in cui essa sarebbe stata formulata, tale da evocare un controllo criminale sull’attività economica dell’imprenditore. Un elemento decisivo per configurare l’aggravante del metodo mafioso, che prescinde dall’appartenenza formale a un sodalizio strutturato e valorizza l’effetto di assoggettamento e intimidazione.
L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti, storicamente considerato uno dei principali canali di penetrazione della criminalità organizzata. La scelta di colpire sul nascere anche richieste estorsive di importo limitato risponde a una logica precisa: interrompere i meccanismi di controllo del territorio prima che si consolidino e diventino sistemici.














































