LA LETTERA – A Fiumefreddo Bruzio il tempo politico sembra essersi fermato. O forse, più esattamente, aver preso l’abitudine di girare in tondo. Dal secondo dopoguerra a oggi, la guida del Comune ha seguito una traiettoria sorprendentemente lineare, con pochi avvicendamenti reali e molti ritorni, diretti o indiretti. Una continuità che oggi, alla luce del dissesto finanziario dichiarato nel 2025, torna al centro del dibattito pubblico, imponendo una riflessione che va oltre le appartenenze e chiama in causa un intero sistema di gestione del potere locale
“Egregio Direttore di Calabria Inchieste,
Le scrivo per sottoporre alla Sua attenzione una vicenda amministrativa che, per durata, ripetitività dei protagonisti e intrecci tra ruoli pubblici, incarichi professionali e interessi privati, appare meritevole di un approfondimento giornalistico rigoroso, documentato e indipendente.
A Fiumefreddo Bruzio il tempo politico sembra non avanzare, ma ripiegarsi su sé stesso. Dal secondo dopoguerra ad oggi, la guida del Comune è stata quasi sempre affidata a dipendenti statali o a soggetti che hanno finito per esercitare il ruolo di sindaco come vera e propria professione. Un modello che ha progressivamente allontanato l’amministrazione comunale dalle esigenze reali del lavoro privato, del commercio e della piccola imprenditoria locale.
Il primo sindaco della Repubblica fu Luigi Esposito, maestro elementare. Gli succedette Eugenio Dalmazio Tarantino, formalmente avvocato ma di fatto sindaco “a tempo pieno” per lunghi periodi (1965-1980 e 1984-1987). Dal 1980 al 1984 il Comune fu guidato da Franco Andreotti, insegnante di scuola media. Anche in quelle stagioni, le alternative politiche risultavano comunque espressione del pubblico impiego.
A questa linea di continuità va aggiunto un ulteriore passaggio spesso trascurato: dal 1990 al 2004 il Comune è stato guidato da un altro sindaco di professione, Cesare Chilelli Rovelli, completando così un arco temporale di oltre trent’anni durante il quale Fiumefreddo Bruzio è rimasta saldamente nelle mani di amministratori estranei alle dinamiche del lavoro privato e dell’impresa.
Dal 2004 in poi, tuttavia, la continuità assume caratteri ancora più strutturati e, per certi versi, trasversali. In quell’anno viene eletto sindaco Vincenzo Aloise, sostenuto dal senatore Paolo Naccarato e dal medico di base Vincenzo Gaudio Calderazzo. Aloise, neo laureato in medicina veterinaria al momento dell’elezione, dopo l’insediamento ottiene i primi incarichi professionali dall’Azienda Sanitaria di Cosenza e, mentre ricopre ancora la carica di sindaco, consegue il posto fisso presso la medesima Azienda Sanitaria. Un percorso che solleva interrogativi politici e di opportunità sul rapporto tra ruolo istituzionale e progressione professionale nel settore pubblico.
Nel 2009 Aloise viene rieletto, mentre Naccarato esce di scena. Nel 2014 diventa sindaco Vincenzo Gaudio Calderazzo; nello stesso consiglio comunale viene eletta in maggioranza Calabria Cherubina, moglie del sindaco uscente Aloise. In quell’occasione il candidato sindaco sconfitto era Carmelo Sansone, figlio di Settimio, storico uomo di fiducia di Naccarato ed ex consigliere comunale già eletto nel 2004 proprio sotto l’amministrazione Aloise.
Nel 2019 la fascia tricolore passa al dott. Saro Barone, sostenuto sia da Gaudio Calderazzo che da Vincenzo Aloise. Nel 2024 Barone viene confermato sindaco; Aloise rientra in consiglio comunale e viene nominato vicesindaco, sempre con il sostegno dello stesso Gaudio Calderazzo.
Fin qui, una continuità evidente. Ma vi è un ulteriore dato che rafforza il quadro: anche chi le elezioni le ha perse, dal 1990 ad oggi, non è mai realmente uscito dalla gestione del potere locale.
In particolare:
• nel 1999 il candidato sindaco sconfitto risulta oggi trarre benefici dall’amministrazione guidata da Saro Barone;
• il candidato sindaco sconfitto nel 2004 è stato in realtà vice sindaco dal 1994 al 2004, risultando quindi parte integrante delle amministrazioni di quel decennio;
• nelle elezioni del 2009, i due candidati sindaco sconfitti erano tutt’altro che estranei al sistema: uno era stato sindaco dal 1990 al 2004, l’altro, Paolo Naccarato, può essere definito senza forzature il “sindaco ombra” dell’amministrazione Aloise eletta nel 2004;
• nel 2019 il candidato sindaco sconfitto aveva già ricoperto l’incarico di assessore comunale nella consiliatura 1999–2004;
• nel 2024, infine, lo stesso candidato sindaco sconfitto nel 2019, insieme a numerosi altri candidati a lui riconducibili, ha sostenuto la candidatura a sindaco di chi nel 2019 appoggiava Barone.
La conclusione appare difficilmente contestabile: sia chi ha vinto sia chi ha perso le elezioni dal 1990 ad oggi ha continuato, in forme diverse, a gravitare intorno alla gestione dell’Ente, beneficiandone politicamente o amministrativamente. Se – come sempre più cittadini ritengono – il dissesto finanziario dichiarato nel 2025 è il risultato cumulativo delle amministrazioni che si sono succedute dal 1990 in avanti, allora il problema non è riconducibile a un singolo nome, ma a un intero sistema.
Su questa lunga stagione amministrativa grava infatti un fatto di eccezionale gravità: nel 2025 il Consiglio comunale ha dichiarato il dissesto finanziario del Comune di Fiumefreddo Bruzio. Una decisione che certifica il fallimento di un modello di governo e rende legittima una domanda cruciale: chi ha amministrato per oltre trent’anni può davvero dirsi estraneo alle responsabilità di questo esito?
Ancora più delicata appare la gestione degli incarichi legali dell’Ente. Dal 2019 il Comune si avvale dello stesso avvocato di fiducia, nominato con convenzione annuale da 25.000 euro, sistematicamente rinnovata nel tempo. Un meccanismo che, pur restando formalmente entro i limiti dell’affidamento diretto, realizza nei fatti una continuità pluriennale, sollevando interrogativi sul rispetto dello spirito delle norme sui contratti pubblici.
Il professionista è stato incaricato di seguire tutte le cause del Comune ad eccezione del contenzioso tributario, che rappresenta però la parte più rilevante del contenzioso dell’Ente. Una esclusione tutt’altro che neutra, soprattutto se si considera che il sindaco Barone, pur pensionato, ha mantenuto l’incarico di magistrato tributario.
Il quadro si fa ancora più problematico se si considera che lo stesso legale:
– difende fiduciariamente il sindaco Barone in un procedimento penale nel quale il Comune risulta formalmente persona offesa;
– ha patrocinato in passato privati e società in contenziosi contro il Comune;
– continua ad assistere una società “mansueta” (aggettivo qualificativo) “lavori generali” coinvolta, direttamente o indirettamente, in una vicenda relativa al campo sportivo comunale (con cozzolino – piccolo cozzo e non altro).
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di rilevante interesse pubblico: la medesima “società di lavori generali” (difesa fino all’udienza del 10.12.2025 della Corte di Appello civile di Catanzaro- causa 877/2020 R.G.), indirettamente – attraverso stretti congiunti degli amministratori e/o dei soci – si è aggiudicata la gestione del locale pubblico “La Torretta”, bene comunale di valore economico e simbolico per la comunità.
Quindi, lo stesso avvocato, “tira le parti al Comune” per la vicenda del campo sportivo e, contemporaneamente difende, in maniera “mansueta” una società riconducibile allo stesso nucleo familiare.
Le incompatibilità, forse saranno state superate sul piano formale, ma considerate nel loro insieme, pongono seri interrogativi sul piano sostanziale, sull’opportunità delle scelte amministrative e sulla reale separazione tra interesse pubblico e interessi privati.
Del resto, è tutta questione di avere “buonafortuna”, se si considera che, nel periodo carmelitano gli affidamenti diretti erano effettuati in linea “di massimo” ed ora, in linea aMico.
In questo contesto appare inevitabile una riflessione anche sulle responsabilità cui potrebbero andare incontro l’attuale vice sindaco e l’assessore, posto che il dissesto è stato dichiarato nel periodo storico in cui gli stessi ricoprivano tali incarichi.
Sul piano politico, la responsabilità è evidente: chi ha avuto ruoli esecutivi e deleghe operative non può dirsi estraneo alle scelte di bilancio e di gestione finanziaria che hanno condotto al dissesto.
Sul piano amministrativo-contabile, la dichiarazione di dissesto apre la strada alle verifiche degli organi di controllo, inclusa la Corte dei conti, con possibili profili di responsabilità erariale qualora emergano condotte o omissioni incompatibili con una gestione sana e prudente delle risorse pubbliche.
Alla luce di tutto ciò, cresce a Fiumefreddo Bruzio la convinzione che non sia più sufficiente cambiare alleanze o assetti, ma che sia necessario un rinnovamento totale di chi si propone quale guida dell’Ente, rompendo finalmente una continuità che, da oltre trent’anni, sembra riprodursi indipendentemente dall’esito delle urne.
Dopo oltre trent’anni di continuità amministrativa e un dissesto finanziario formalmente dichiarato, la domanda non è più politica, ma civica:
Fiumefreddo Bruzio può ancora permettersi che tutto resti immutato?
Confidando nella Sua attenzione e nel ruolo di Calabria Inchieste come presidio di informazione critica e indipendente, La ringrazio per il tempo dedicato e per l’eventuale approfondimento che vorrà riservare a queste vicende”.
Lettera firmata














































