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Forza Italia, il miracolo di Tajani e il tramonto di Occhiuto: quando Meloni sceglie il campo

La premier elogia il segretario azzurro e certifica gli equilibri interni: per il governatore calabrese una sfida persa in partenza

ROMA – In politica le parole contano, soprattutto quando arrivano dal vertice del governo. E se quelle parole evocano addirittura il “miracolo”, allora non siamo più nel campo della diplomazia istituzionale, ma in quello – molto concreto – dei rapporti di forza. Le dichiarazioni di Giorgia Meloni su Antonio Tajani, pronunciate nella consueta conferenza stampa di inizio anno alla Camera, hanno il sapore di una promozione piena, pubblica e difficilmente equivocabile. Al tempo stesso, segnano – senza mai nominarlo – la definitiva marginalizzazione di Roberto Occhiuto nella partita interna a Forza Italia. (https://www.calabriainchieste.it/2026/01/08/forza-italia-occhiuto-va-in-guerra-senza-soldati-ecco-chi-ha-tradito-tajani/)

«Quello che ha fatto Tajani in questi tre anni ha oggettivamente del miracoloso». È una frase che pesa come un congresso, più di cento documenti programmatici e di mille equilibrismi correntizi. Giorgia Meloni, con la consueta sobrietà che le viene riconosciuta anche dagli avversari, dice di non voler “mettere bocca” nelle dinamiche interne di Forza Italia. Ma subito dopo mette bocca eccome, e lo fa nel modo più chiaro possibile: certificando che la leadership di Tajani non solo è solida, ma è anche apprezzata – e, di fatto, legittimata – dalla presidente del Consiglio.

Il messaggio è semplice, quasi didascalico: Tajani ha tenuto in piedi Forza Italia dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, l’ha traghettata attraverso acque agitate, l’ha resa un alleato affidabile nel perimetro del centrodestra di governo. Un “miracolo”, appunto. E quando in politica si parla di miracoli, di solito non si preparano processi di rottamazione.

In questo quadro, la posizione di Roberto Occhiuto appare per quello che è sempre stata: una sortita audace, forse temeraria, certamente velleitaria. Il governatore calabrese ha scelto di ingaggiare una guerra interna in Forza Italia senza avere un esercito. I numeri, del resto, non sono mai stati un’opinione: appena il dieci per cento degli iscritti dalla sua parte, nessuna vera rete territoriale alternativa, nessun gruppo dirigente nazionale disposto a seguirlo fino in fondo. Una battaglia di principio, più che di potere. Efficace, decisamente no.

Occhiuto ha provato a ritagliarsi uno spazio da federatore, da interprete di un presunto “nuovo corso” azzurro. Ma lo ha fatto in un partito che, proprio grazie a Tajani, ha scelto la linea opposta: stabilità, continuità, affidabilità istituzionale. In altre parole, l’esatto contrario di una resa dei conti interna. E se c’era bisogno di una conferma, è arrivata puntuale dalla premier.

Il punto politico centrale è proprio questo: il sostegno, anche solo presunto, di Giorgia Meloni a Tajani vale più di qualsiasi regolamento congressuale. Nel centrodestra attuale, la presidente del Consiglio è il perno attorno a cui ruotano gli equilibri. Il suo giudizio, espresso con toni elogiativi e senza ombre, equivale a una garanzia politica. Tajani non è solo il segretario di Forza Italia: è un alleato strategico, un ministro degli Esteri apprezzato, un garante della tenuta della coalizione.

Di fronte a questo scenario, Occhiuto appare politicamente bruciato sul fronte interno. Non perché manchi di consenso elettorale in Calabria o di visibilità istituzionale, ma perché ha scelto il momento sbagliato, il terreno sbagliato e – soprattutto – i numeri sbagliati. Andare “in guerra” con il dieci per cento degli iscritti è un gesto che può alimentare titoli e retroscena, ma difficilmente produce risultati. In politica, più che il coraggio, contano i rapporti di forza. E quelli, oggi, parlano una lingua diversa.

La vicenda dice molto non solo su Forza Italia, ma sul centrodestra nel suo complesso. Tajani emerge come il custode dell’eredità berlusconiana in versione post-berlusconiana: meno carisma, più struttura; meno colpi di teatro, più affidabilità. Occhiuto, al contrario, resta l’esempio di come l’ambizione, se non sorretta da basi solide, rischi di trasformarsi in un esercizio solitario. La politica, come la storia, difficilmente premia chi combatte senza soldati. E quando dall’altra parte c’è persino chi parla di miracoli, il risultato è quasi sempre scritto.