GIOIA TAURO (RC) – Ci sono notizie che, pur nascendo da un fatto grave, riescono a restituire fiducia nel senso civico e nella coscienza collettiva. A Gioia Tauro, la restituzione della campana e del crocifisso rubati dalla chiesa della Sacra Famiglia rappresenta una di queste. Dopo ore di preoccupazione e sdegno, la comunità del rione Mazzagatti può oggi tirare un sospiro di sollievo: quanto era stato sottratto a un luogo di culto è tornato, simbolicamente e concretamente, nelle mani dei cittadini.
Il furto, avvenuto all’interno della chiesa dedicata alla Sacra Famiglia, aveva colpito nel profondo una città già abituata a fare i conti con fragilità sociali e ferite mai del tutto rimarginate. Non si trattava soltanto della sottrazione di oggetti sacri, ma di un gesto percepito come un’offesa alla dimensione spirituale e identitaria del quartiere. La campana e il crocifisso non erano semplici beni materiali: rappresentavano punti di riferimento, segni di appartenenza, elementi di una tradizione religiosa che scandisce da sempre la vita delle comunità locali.
La denuncia dell’atto sacrilego, resa pubblica dall’amministrazione comunale, aveva immediatamente suscitato un’ondata di indignazione. Un sentimento condiviso, trasversale, che ha unito credenti e non credenti nella condanna di un gesto ritenuto inaccettabile. Proprio questa reazione collettiva, secondo quanto emerso nelle ultime ore, potrebbe aver avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione della vicenda.
A distanza di poco tempo, infatti, la refurtiva è stata restituita. Campana e crocifisso sono stati rinvenuti abbandonati dietro la chiesa, nelle immediate vicinanze del luogo del furto, e notati da alcuni residenti del quartiere. Un gesto silenzioso, privo di clamore, che porta con sé il segno di un ripensamento, se non di un vero e proprio pentimento.
A confermare la notizia è stata la sindaca di Gioia Tauro, Simona Scarcella, che ha seguito la vicenda fin dai primi momenti con partecipazione e attenzione. «Abbiamo ricevuto la bellissima notizia da don Giovanni – ha dichiarato – che mi ha contattata comunicandomi che sia la campana che il crocifisso sono stati lasciati abbandonati proprio dietro la chiesa, quindi in prossimità della zona del furto. Sono stati notati da alcuni residenti del quartiere». Parole che restituiscono non solo la cronaca dei fatti, ma anche il clima di sollievo che si respira in città.
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come la reazione della comunità abbia probabilmente inciso sulle coscienze di chi aveva compiuto il gesto: «Sono convinta che il moto di rabbia della cittadinanza abbia scosso le coscienze di queste persone inducendole a restituire il malloppo». Un’affermazione che richiama un’idea antica ma sempre attuale: la forza della pressione morale esercitata da una comunità unita può risultare più efficace di qualsiasi proclama.
Non è mancato il ringraziamento alle Forze dell’Ordine, impegnate fin da subito nelle attività di accertamento e controllo del territorio. «Ringrazio sentitamente le Forze dell’Ordine che si sono spese per il buon esito della vicenda», ha aggiunto Scarcella, rimarcando l’importanza di una presenza istituzionale costante, soprattutto nei quartieri più esposti a episodi di degrado o microcriminalità.
Guardando al futuro, l’amministrazione comunale sta valutando anche la possibilità di destinare risorse per il restauro della chiesa della Sacra Famiglia. Un segnale concreto che va oltre l’emergenza e punta a restituire dignità e cura a un luogo che rappresenta un presidio sociale oltre che religioso. Un investimento sul patrimonio materiale, ma soprattutto su quello immateriale: il senso di appartenenza, la fiducia reciproca, il rispetto delle regole condivise.














































