Il carcere di Cosenza

CETRARO (CS)  – Si è svolto oggi pomeriggio, presso la casa circondariale di Cosenza, l’interrogatorio di garanzia nei confronti di Giuseppe Scornaienchi, arrestato ieri mattina dopo circa tre mesi di latitanza.

L’audizione ha riguardato, nello specifico, il sequestro delle pistole rinvenute dai militari nel suo nascondiglio, in località Santa Lucia, nel Comune di Cetraro ieri mattina.

Scornaienchi, assistito dall’avvocato Marco Bianco, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola, dal quale si attende ora la decisione.

Il prossimo 12 gennaio, invece, l’indagato sarà interrogato in merito all’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha portato all’operazione scattata a Cetraro all’alba del 25 settembre 2025.

Nell’ambito di quell’operazione, i militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Cosenza e delle articolazioni specialistiche, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro nei confronti di otto indagati.

A loro carico sono stati ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata alle tentate estorsioni, furti aggravati (tentati e consumati), detenzione e porto di materiale esplosivo, armi da fuoco e strumenti atti ad offendere, ricettazione, riciclaggio e lesioni personali, alcuni dei quali aggravati dal metodo mafioso.

Scornaienchi e Alessio Ricco erano riusciti a sfuggire all’arresto. Ricco è stato arrestato lo scorso ottobre mentre Scornaienchi è rimasto latitante fino alla cattura avvenuta ieri mattina.

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All’interno del rifugio rurale, i militari hanno rinvenuto due pistole, munizioni, un grosso coltello, parrucche, una maschera in silicone, ricetrasmittenti, una quantità consistente di contanti di vario taglio e sostanza stupefacente. Elementi che delineano un ambiente “confortevole e ben organizzato”, come emerge dalle informazioni investigative, compatibile con una presenza stabile e prolungata durante i mesi di latitanza. Non un riparo di fortuna, dunque, ma una base operativa pensata per muoversi, comunicare e – all’occorrenza – colpire.

Secondo gli inquirenti, Giuseppe Scornaienchi è considerato il nuovo punto di riferimento operativo del clan Muto, ruolo ereditato dal padre Lido Franco, alias “Cunfietto”, e dal fratello Luigi, entrambi detenuti in regime di 41 bis.

Giuseppe Scornaienchi, noto come “Pino u Cunfietto”, è al centro di un’articolata indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha colpito una parte significativa dell’organizzazione criminale radicata nel Tirreno cosentino.

Si tratta di un sodalizio che, secondo l’accusa, avrebbe operato con l’assenso e la legittimazione della storica locale di ’ndrangheta facente capo al boss Franco Muto di Cetraro.

Al centro dell’indagine dell’Antimafia vi sono le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che hanno consentito agli investigatori di ricostruire il ruolo apicale assunto da Scornaienchi all’interno della cosca Muto. Gli atti dell’ordinanza emessa dal Gip delineano uno scenario ritenuto particolarmente inquietante: un’organizzazione ancora solida e ben strutturata, nonostante le numerose operazioni di polizia condotte negli ultimi anni.

 

fiorellasquillaro@calabriainchieste.it