CATANZARO – La Calabria torna a fare i conti con una sequenza di episodi criminali che, per modalità e obiettivi, solleva interrogativi profondi sul rapporto tra criminalità, istituzioni e territori. Non singoli fatti isolati, ma segnali convergenti di una tensione che attraversa comunità, enti locali e presìdi pubblici. È in questo quadro che il consigliere regionale Enzo Bruno, vicepresidente della Commissione consiliare regionale contro il fenomeno della ’ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa, ha deciso di rompere gli indugi, chiedendo una convocazione urgente dell’organismo.
In una lettera indirizzata al presidente della Commissione, Marco Polimeni, Bruno invita a non liquidare quanto accaduto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 come una mera sommatoria di episodi scollegati. «Quanto sta accadendo in Calabria – scrive – non può essere affrontato esclusivamente con la lente dell’emergenza o della risposta repressiva».
Al contrario, la recrudescenza di fatti criminali «per modalità, bersagli e contesto chiama in causa direttamente la politica e le istituzioni regionali». Tra gli episodi che più hanno colpito l’opinione pubblica, Bruno richiama gli spari contro l’Istituto tecnologico “Carlo Rambaldi” di Lamezia Terme. Un atto che il consigliere definisce «un punto di non ritorno sul piano simbolico», perché colpire una scuola significa colpire «uno spazio pubblico, formativo, aperto, in cui si costruiscono competenze ma anche cittadinanza e senso dello Stato». Un messaggio intimidatorio che va oltre il vandalismo e investe l’intera comunità educante.
La lettera allarga poi lo sguardo ad altri episodi verificatisi nei mesi scorsi: gli spari contro il presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia, Antonio Iannello; l’incendio doloso dell’auto della dirigente del Settore Affari finanziari del Comune; l’aggressione al marito della consigliera comunale Laura Pugliese all’interno della propria attività commerciale. Fatti diversi, osserva Bruno, ma legati da «un unico filo conduttore»: un contesto istituzionale che viene «ripetutamente sfiorato, colpito, messo sotto pressione».
Particolarmente allarmante, secondo il vicepresidente della Commissione, è anche il moltiplicarsi degli assalti agli sportelli automatici. Dai Postamat di Decollatura e Vallefiorita fino all’ultimo episodio che ha interessato lo sportello automatico della Bcc di Montepaone, emerge un fenomeno che non può essere ridotto a semplice criminalità predatoria. «Nei piccoli centri – sottolinea Bruno – le postazioni postali e bancarie rappresentano spesso l’unico presidio materiale dello Stato». La loro distruzione priva le comunità di servizi essenziali e alimenta la percezione di uno Stato «vulnerabile, rimovibile, assente».
Nel testo non manca il riconoscimento dell’azione delle istituzioni preposte alla sicurezza. Bruno ringrazia il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, per «la tempestività e l’attenzione dimostrate», ricordando l’inserimento dei recenti furti ai bancomat all’ordine del giorno del prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Un segnale positivo, così come l’intensificazione dei controlli sul territorio e l’annuncio di un nuovo protocollo con l’Abi.
Tuttavia, l’analisi del consigliere regionale va oltre la contingenza. Pur riconoscendo il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, Bruno avverte che «i fenomeni criminali tendono a riaffacciarsi con rinnovata prepotenza una volta esaurito l’effetto immediato di deterrenza». La criminalità organizzata, osserva, «muta pelle, cambia linguaggi, sperimenta nuovi spazi», soprattutto quando percepisce vuoti di attenzione politica e istituzionale.
Da qui la richiesta formale di una convocazione urgente della Commissione consiliare. Non una seduta rituale, ma «un momento di ascolto e di analisi reale», capace di coinvolgere sindaci, amministratori locali, dirigenti scolastici, forze dell’ordine e comunità educanti. «Serve una lettura politica di ciò che sta accadendo – conclude Bruno – per rafforzare la presenza dello Stato non solo in termini repressivi, ma anche attraverso servizi, presìdi civili e sostegno concreto agli amministratori locali».
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