SAN GIOVANNI IN FIORE (Cs) – San Giovanni in Fiore si avvicina a una nuova tornata elettorale in un clima che appare tutt’altro che ordinario. A intervenire nel dibattito politico è Giovambattista Nicoletti, sindacalista e militante da sempre impegnato nelle vertenze sociali e civili della comunità silana, che dopo il consenso ottenuto alle recenti elezioni regionali sente il dovere di prendere posizione sulla lunga crisi che, a suo giudizio, avvolge la città.
L’analisi di Nicoletti parte dal quadro politico che si va delineando in vista delle elezioni comunali, con la possibile candidatura a sindaco di Marco Ambrogio, espressione del centrodestra e marito della precedente sindaca Rosaria Succurro. Una scelta che l’analista definisce senza mezzi termini “eticamente e politicamente riprovevole”, sottolineando come non trovi riscontro in altri contesti amministrativi italiani e, soprattutto, non sia sostenuta da risultati amministrativi riconosciuti.
Nel mirino finisce quello che Nicoletti descrive come un modello di governo fondato su una versione moderna del “panem et circenses”: una narrazione rassicurante di benessere che, a suo avviso, non coincide con le reali condizioni economiche e sociali della comunità. A smentire l’immagine di una città senza problemi sarebbe la stessa ex sindaca Succurro, oggi consigliera regionale, che ha presentato una proposta di legge sugli ospedali di montagna, portando indirettamente alla luce la situazione critica dell’unico presidio sanitario dell’area.
Il bilancio dell’ultima amministrazione viene giudicato severamente anche sul fronte delle opere pubbliche. Molti interventi realizzati, sostiene Nicoletti, deriverebbero da finanziamenti intercettati da precedenti amministrazioni, mentre alcune opere ascrivibili all’ultima giunta presenterebbero vizi strutturali tali da comprometterne l’agibilità. Emblematico, in questo senso, il caso della Cittadella dello Sport, più volte oggetto di denunce da parte dei consiglieri di opposizione e del comitato “18 gennaio”.
Sul versante del lavoro e delle vertenze occupazionali, l’analisi rimarca come i risultati conseguiti siano frutto di battaglie sindacali condotte negli anni: dalla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, fino alle rivendicazioni dei precari di Calabria Verde. Anche la vicenda dei cosiddetti “invisibili” viene citata come esempio di promesse rimaste parzialmente disattese, con proroghe che coincidono temporalmente con le scadenze elettorali.
Nonostante la narrazione di una candidatura forte, sostenuta da numerose liste, Nicoletti invita a non farsi intimorire. Anzi, la reazione fredda e talvolta stizzita del centrodestra lascerebbe intendere che il cosiddetto sistema Ambrogio–Succurro non goda di un consenso unanime neppure tra i potenziali alleati.
Da qui l’appello a superare la semplice indignazione e a costruire un’alternativa seria, credibile e possibilmente innovativa. Un progetto che sappia unire generazioni ed esperienze diverse, evitando sia il ricorso a pratiche che in passato hanno prodotto lacerazioni, sia la contrapposizione sterile tra passato e presente. Per Nicoletti, San Giovanni in Fiore dispone di energie migliori di quelle che l’hanno governata negli ultimi anni, ma serve un percorso democratico che disinneschi il modello dell’“uomo solo al comando” e restituisca centralità a un consiglio comunale oggi percepito come appiattito.
Il futuro sindaco, secondo questa visione, non potrà essere un tuttologo, ma dovrà guidare una squadra di qualità, capace di affrontare con competenza i nodi della finanza comunale, dei servizi sociali, dell’urbanistica, dei lavori pubblici e della cultura. Centrale anche il sostegno al tessuto imprenditoriale locale, che continua a operare in un territorio segnato dalle difficoltà tipiche delle aree interne calabresi, così come la capacità di costruire relazioni istituzionali oltre i confini comunali, fino al livello europeo.
Il tempo, avverte Nicoletti, non gioca a favore di chi intende uscire dal tunnel. Serve un confronto pubblico immediato, leale e aperto, capace di creare sinergie e di archiviare rituali di partito ormai logori. La sfida è complessa, ma non impossibile: il cambiamento, spesso temuto, resta l’unica strada per consentire a San Giovanni in Fiore di crescere e ritrovare una prospettiva condivisa.














































