LAMZIA TERME (CZ) – A Lamezia Terme il confine tra politica e vita quotidiana si è assottigliato fino quasi a scomparire. Il cosiddetto “caso audio” che ha coinvolto il sindaco Mario Murone, esploso nei giorni scorsi sui social e nelle chat private, ha infatti superato gli argini del dibattito istituzionale per approdare in uno dei luoghi simbolo dell’identità cittadina: lo stadio Guido D’Ippolito. Qui, prima del fischio d’inizio della partita di Serie D tra Vigor Lamezia e Athletic Palermo, uno striscione esposto dalla gradinata est ha rilanciato con toni duri una vicenda che continua a far discutere.

“Sant’Eufemia è Lamezia! Murone sei tu lo straccione.. Cna”. Poche parole, nette, che non lasciano spazio a interpretazioni. Il messaggio comparso sugli spalti testimonia come la polemica non sia più circoscritta agli ambienti politici o amministrativi, ma abbia ormai attecchito nel sentire popolare, coinvolgendo settori della cittadinanza tradizionalmente lontani dalle dinamiche di palazzo.

Al centro della vicenda c’è un audio WhatsApp, divenuto virale nel corso della settimana, che sarebbe stato registrato il 17 dicembre scorso durante una conversazione privata. L’audio, finito all’interno del gruppo WhatsApp della Giunta comunale, conterrebbe un’espressione attribuita al sindaco Murone, che avrebbe definito “straccioni” i residenti del quartiere Sant’Eufemia, lamentatisi per l’illuminazione natalizia. Una frase che, una volta uscita dal contesto privato, ha innescato una reazione a catena fatta di indignazione, prese di posizione politiche e richieste di chiarimento.

Il primo cittadino ha respinto con decisione l’accusa di aver offeso i cittadini di Sant’Eufemia. Murone ha parlato di un utilizzo “strumentale e fuorviante” dell’audio, sottolineando come si trattasse di una conversazione privata, risalente a diverse settimane prima e riguardante vari argomenti, tra cui le luminarie natalizie. «La frase estrapolata – ha spiegato – non era assolutamente indirizzata ai cittadini di Sant’Eufemia, ma era una critica per la pochezza politica e morale di chi ha aggredito in quei giorni il Comune».

Parole che, tuttavia, non sono bastate a spegnere la polemica. Anzi, l’eco mediatica della vicenda si è ampliata, complice anche un clima politico già segnato da tensioni interne alla maggioranza. Il giorno successivo allo scoppio del “caso”, è arrivata infatti la notizia delle dimissioni dell’assessore al Bilancio, Giulia Bifano. Una scelta che ha inevitabilmente alimentato interrogativi e letture politiche, sebbene né l’ex assessore né il sindaco abbiano mai collegato ufficialmente le dimissioni all’audio incriminato. Murone, dal canto suo, ha parlato di ragioni esclusivamente personali e professionali.

L’episodio dello striscione allo stadio rappresenta però un salto di qualità nella vicenda. Il calcio, a Lamezia come in molte realtà italiane, è un potente amplificatore del sentimento collettivo. Portare una contestazione politica sugli spalti significa trasformarla in un messaggio identitario, capace di raggiungere un pubblico vasto e trasversale. Non è solo dissenso verso una frase o una spiegazione ritenuta insufficiente, ma la manifestazione di un disagio più profondo nel rapporto tra amministrazione e territorio, in particolare con un quartiere come Sant’Eufemia, storicamente sensibile al tema del riconoscimento e dell’attenzione istituzionale.