Francesca Branchicella
COSENZA – Nel Partito Democratico di Cosenza la crisi interna entra in una fase ancora più delicata. Una presa di posizione pubblica della presidente provinciale, Francesca Branchicella, ha innescato una dura reazione da parte della maggioranza dell’Assemblea provinciale, che denuncia uno snaturamento del ruolo di garanzia della Presidenza e chiede, con urgenza, la convocazione dell’organismo assembleare.
Al centro del confronto non vi è soltanto una questione di rapporti personali o di appartenenza correntizia, ma il rispetto delle regole statutarie e il corretto funzionamento della democrazia interna.
Secondo quanto espresso dalla maggioranza assembleare, l’intervento pubblico della presidente Branchicella a difesa della segreteria provinciale guidata da Matteo Lettieri rappresenterebbe un passaggio improprio, soprattutto in una fase che viene definita “estremamente delicata” per la vita del partito.
La Presidenza, viene ribadito, non è chiamata a svolgere un ruolo politico-partigiano, bensì a garantire equilibrio, imparzialità e rispetto delle procedure previste dallo Statuto.
Nel documento diffuso, la maggioranza sottolinea come la stessa Branchicella sia espressione di una corrente che ha avuto un peso determinante nell’elezione dell’attuale segretario provinciale. Un dato politico che, pur non costituendo di per sé un elemento di contestazione personale, renderebbe ancora più necessario mantenere una rigorosa terzietà istituzionale.
Da qui la critica a una Presidenza che, secondo i firmatari, sarebbe stata trasformata in una sorta di “difesa d’ufficio” della gestione del segretario, con argomentazioni giudicate forzate e lontane dalle fonti statutarie. Il nodo centrale riguarda proprio la funzione della Presidenza provinciale. Il suo compito, ricordano gli esponenti della maggioranza, non è quello di entrare nel merito delle valutazioni politiche o di legittimare una linea di segreteria, ma di assicurare che gli organismi del partito possano riunirsi, discutere e deliberare secondo le regole.
Interventi pubblici sbilanciati rischiano invece di compromettere la credibilità del ruolo e di sovrapporre opinioni personali a decisioni che spettano esclusivamente agli organi democraticamente eletti. Da qui l’invito rivolto a Branchicella a “ritrovare equilibrio, lucidità e spessore istituzionale”, respingendo richieste di sostegno politico che non rientrano nelle sue prerogative. Ma soprattutto, la richiesta formale di adempiere a quello che viene indicato come un obbligo statutario: la convocazione dell’Assemblea provinciale, sollecitata dagli iscritti e dai componenti dell’organismo nei termini previsti.
Il protrarsi di atteggiamenti dilatori o ostruzionistici viene giudicato con estrema severità. Secondo la maggioranza, non si tratterebbe più di una semplice scelta politica, bensì di un ostacolo al funzionamento democratico del partito e di una possibile violazione delle norme statutarie e del Codice etico del Partito Democratico, con conseguenze che potrebbero essere valutate dagli organismi di garanzia competenti.
Non manca, infine, una provocazione politica dal tono ironico ma dal significato netto: se la presidente intende sostenere apertamente il segretario Lettieri, le viene suggerito di farlo in modo coerente, rinunciando al ruolo di garanzia e assumendo un incarico formale nella segreteria provinciale. Solo così, sostengono i firmatari, si eviterebbe l’ambiguità di un uso “istituzionale” della Presidenza per legittimare una gestione che la maggioranza dell’Assemblea definisce ormai priva di consenso politico e di credibilità.
La vicenda del PD cosentino riporta al centro una questione antica e sempre attuale nei partiti: il rispetto delle regole come fondamento della legittimità politica.
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