Home Cronache Botte ai poliziotti in piazza a Paola: assolto dopo quattro anni

Botte ai poliziotti in piazza a Paola: assolto dopo quattro anni

Intervento ritenuto arbitrario della Polizia e nessuna punibilità per resistenza e lesioni. Anche il Pm ha chiesto l'assoluzione da tutti i reati. L'uomo era difeso dall'avvocato Francesco Scrivano

Il Tribunale di Paola

PAOLA (Cs) – A quattro anni dai fatti, il Tribunale di Paola chiude una vicenda giudiziaria che aveva suscitato attenzione e interrogativi, pronunciando l’assoluzione di un giovane imputato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Una sentenza che riporta al centro il tema, sempre attuale, dei limiti dell’azione delle forze dell’ordine e delle garanzie previste dall’ordinamento a tutela dei cittadini.

I fatti risalgono al 24 febbraio 2021 e si svolsero in piazza del Popolo, nel cuore della città. In quel contesto, affollato e videosorvegliato, due poliziotti intervennero a seguito di una segnalazione per un acceso litigio verbale tra il giovane e altri ragazzi. L’intervento, inizialmente finalizzato all’identificazione, degenerò in un parapiglia che portò all’arresto dell’uomo e all’apertura di un procedimento penale.

Secondo il capo d’imputazione, l’imputato avrebbe opposto resistenza agli agenti, colpendoli con calci e strattoni e provocando escoriazioni e lesioni personali giudicate guaribili in dieci giorni. Per immobilizzarlo, i poliziotti fecero uso anche dello spray al peperoncino, conducendolo poi in volante e successivamente in caserma, dove venne identificato in stato di fermo.

Nel corso del processo sono stati acquisiti i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti in zona e ascoltati numerosi testimoni oculari, elementi che hanno contribuito a una ricostruzione articolata della dinamica dei fatti. Al centro del dibattimento si è posta soprattutto la legittimità del fermo, contestata dalla difesa per l’assenza di una situazione di flagranza o quasi flagranza di reato.

Il giovane era difeso dall’avvocato Francesco Scrivano del foro di Paola, che ha sostenuto la natura arbitraria dell’intervento di polizia, richiamando l’applicazione dell’articolo 393 bis del Codice penale. La norma prevede la non punibilità per i reati di resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale quando l’attività del soggetto agente non avviene nelle condizioni previste dalla legge.

In particolare, l’articolo 393-bis del Codice Penale italiano stabilisce una causa di non punibilità che permette a un privato di non essere sanzionato penalmente quando reagisce a un atto arbitrario compiuto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, escludendo l’applicazione di reati come resistenza o oltraggio. La giurisprudenza interpreta “atto arbitrario” come una condotta ingiustificata, sproporzionata, persecutoria o che abusa dei poteri, anche se non necessariamente dolosa, richiedendo però che la reazione non sia eccessiva e che l’atto sia oggettivamente illegittimo, altrimenti la scriminante non si applica.

Una tesi che ha trovato riscontro anche nella valutazione del pubblico ministero, il quale ha chiesto l’assoluzione per entrambi i capi d’accusa. Il giudice ha accolto la richiesta, assolvendo l’imputato “perché il fatto non sussiste” in relazione al reato di resistenza a pubblico ufficiale e “perché il fatto non costituisce reato” per quanto riguarda le lesioni personali aggravate.

La sentenza rappresenta un passaggio significativo nel rapporto tra autorità e cittadino, ricordando che la legittimazione dell’uso della forza da parte dello Stato è indissolubilmente legata al rispetto rigoroso delle condizioni di legge. Un principio che non indebolisce le istituzioni, ma ne rafforza l’autorevolezza e la credibilità, soprattutto agli occhi di una comunità che chiede sicurezza senza rinunciare alle garanzie dello Stato di diritto.