CATANZARO – Il tema dei concorsi pubblici torna al centro del dibattito calabrese, intrecciando diritto, trasparenza amministrativa e aspettative professionali. Questa volta i riflettori sono puntati su Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, accusata da più fronti di aver bandito procedure concorsuali in presunta violazione delle norme vigenti.
Concorsi per i quali, tra l’altro, circolano preventivamente, e pubblicamente, i nomi dei presunti futuri vincitori, tutti figli di potenti della politica e delle istituzioni.
Un nodo che non riguarda soltanto aspetti tecnici, ma tocca direttamente centinaia di lavoratori e idonei, oltre a chiamare in causa la responsabilità politica e istituzionale della Regione.
A sollevare la questione è il coordinamento Idonei Calabria Pubblica Amministrazione, che in una nota pubblica si rivolge direttamente al presidente della Regione Roberto Occhiuto, chiedendo un intervento immediato per bloccare i concorsi banditi da Arpacal. Secondo il coordinamento, si tratterebbe di procedure che “violano diverse leggi, dal decreto legislativo 165/2001 al DPR 487/1994”, andando a mortificare sia il personale interno sia le legittime aspettative degli idonei calabresi, stimati in quasi 500 unità.
Il riferimento normativo non è secondario. Il d.lgs. 165/2001 disciplina l’ordinamento del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione e stabilisce principi chiari in materia di reclutamento, valorizzazione delle risorse interne e utilizzo delle graduatorie vigenti. Il DPR 487/1994, dal canto suo, regola l’accesso agli impieghi pubblici attraverso concorso, fissando criteri di trasparenza e imparzialità. Secondo gli idonei, Arpacal avrebbe disatteso questo impianto normativo, preferendo nuove procedure concorsuali invece di attingere a graduatorie esistenti.
L’appello non si ferma al presidente Occhiuto. “Rivolgiamo lo stesso invito all’assessore Montuoro – si legge nella nota – consapevoli che le violazioni procedurali di Arpacal sono evidenti”. Un passaggio che sottolinea come la questione non sia confinata all’ambito tecnico-amministrativo, ma investa direttamente il ruolo di indirizzo e vigilanza della Giunta regionale.
A destare ulteriore perplessità è la gestione operativa dei concorsi. Gli idonei calabresi evidenziano come le procedure siano state affidate alla stessa società che ha curato i concorsi del Comune di Cosenza, un elemento che, pur non configurando di per sé un’illegittimità, alimenta dubbi sull’opportunità e sulla concentrazione degli incarichi. Da qui l’appello finale: “Arpacal si fermi. E i sindacati facciano sentire la loro voce”.
Alle critiche degli idonei si affianca la posizione del Comitato Calabria per Tridico, che usa toni ancora più netti. “Arpacal viola le leggi e bandisce quattro concorsi dirigenziali in spregio ad ogni normativa”, si legge in una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni. Il Comitato annuncia inoltre che uno dei bandi è già stato impugnato al Tar e che verrà inviata una segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
Secondo il Comitato, le procedure contestate “mortificano le risorse interne, ignorano la presenza di idonei e costruiscono posizioni su misura”, mettendo in discussione i principi di equità e meritocrazia che dovrebbero guidare l’azione amministrativa. Da qui l’invito esplicito a impugnare tutti i bandi dirigenziali e un giudizio severo sull’attuale gestione: l’esperienza del direttore Iannone viene definita “scialba, deludente e priva di qualsiasi caratteristica di equità”.
Il bersaglio delle critiche torna a essere la politica regionale. “Occhiuto cambi la governance di questo ente – afferma il Comitato – mentre ci chiediamo cosa faccia l’assessore all’Ambiente, che proviene dal mondo della legalità e che assiste inerme a queste azioni che mortificano le esigenze dei calabresi”. Un passaggio che chiama in causa non solo le scelte amministrative, ma anche la coerenza tra principi dichiarati e azione concreta.
La vicenda dei concorsi Arpacal solleva interrogativi che vanno oltre il singolo ente. In gioco ci sono, ancora una volta, la credibilità delle istituzioni regionali, la tutela delle professionalità già selezionate e il rispetto di regole che rappresentano una conquista storica della pubblica amministrazione. In una regione che guarda al futuro e al rafforzamento delle proprie strutture, la trasparenza non può essere un optional. La risposta della Regione, e il ruolo che vorranno giocare sindacati e organi di controllo, diranno se questa polemica resterà una denuncia isolata o diventerà l’occasione per ristabilire metodo e fiducia.








































