SAN GIOVANNI IN FIORE (Cs) – C’è una ferrovia che non è soltanto un’infrastruttura, ma un racconto identitario, una visione di sviluppo e un ponte tra passato e futuro. È la Ferrovia della Sila, una delle linee storiche più suggestive d’Europa, oggi al centro di un nuovo appello istituzionale. A rilanciare il tema è Pino Belcastro, già sindaco di San Giovanni in Fiore, che con una lettera indirizzata al presidente della Regione Calabria e agli assessori competenti chiede di riattivare le risorse necessarie per completare l’ultimo tratto ferroviario rimasto incompiuto, quello che collegherebbe definitivamente Camigliatello Silano a San Giovanni in Fiore.

Nella sua ricostruzione, Belcastro ricorda come l’idea di valorizzare la Ferrovia della Sila a fini turistici risalga alla Giunta regionale guidata da Mario Oliverio. In quella fase, non solo fu riattivato un primo tratto funzionale tra Moccone e San Nicola, ma furono avviati anche i lavori di adeguamento e messa in sicurezza del binario fino a San Giovanni in Fiore. I materiali erano pronti, i cantieri impostati, la visione chiara: restituire centralità a una ferrovia storica riconosciuta a livello nazionale come patrimonio culturale.

Un riconoscimento formale arrivò con il decreto dell’allora Ministero del Turismo e dei Beni culturali che inserì la Ferrovia della Sila tra le ferrovie storiche d’Italia, aprendo la strada a una valorizzazione turistica strutturata e coerente con i più avanzati modelli europei di mobilità dolce.

Il punto di rottura arriva nel 2023, quando con una deliberazione della Giunta regionale vengono sottratte risorse già destinate alla ferrovia silana per dirottarle su altri interventi, in particolare sull’impianto sciistico di Gambarie d’Aspromonte. Una decisione che Belcastro definisce miope, non tanto per la legittimità dell’investimento alternativo, quanto per l’effetto collaterale prodotto: il definanziamento di un’opera già in fase avanzata di realizzazione.

A distanza di tre anni, osserva l’ex sindaco, il risultato è sotto gli occhi di tutti: i lavori sono fermi, il collegamento ferroviario è incompleto per pochi chilometri e il rischio concreto è che un progetto strategico resti l’ennesima incompiuta calabrese, nonostante gli investimenti e gli sforzi già profusi.

Non si tratta, tuttavia, solo di rotaie e stazioni. Il “Treno della Sila” è ormai un marchio riconosciuto, capace di attrarre visitatori italiani e stranieri, interessati a un turismo lento, esperienziale e rispettoso dell’ambiente. Il suo arrivo definitivo a San Giovanni in Fiore consentirebbe di strutturare un’offerta turistica integrata, mettendo in rete paesaggio, artigianato, cultura e ricettività.

In un contesto storico segnato dalla transizione ecologica e dalla riscoperta dei borghi, la ferrovia del Parco nazionale della Sila rappresenta uno strumento coerente ed efficace per valorizzare il patrimonio naturalistico senza snaturarlo. Una risposta concreta alle aree interne che chiedono infrastrutture sostenibili, non assistenzialismo.

Belcastro chiarisce il senso della sua iniziativa: nessuna contrapposizione, nessuna polemica, ma un richiamo alla responsabilità istituzionale. L’invito alla Regione è quello di individuare con urgenza canali di finanziamento disponibili per coprire i costi residui e completare la tratta ferroviaria fino a San Giovanni in Fiore.

Secondo l’ex sindaco, il completamento dell’opera non sarebbe soltanto un risultato tecnico, ma un segnale politico e culturale forte: la dimostrazione che la Calabria è capace di valorizzare le proprie radici per costruire uno sviluppo moderno, credibile e duraturo.

La Ferrovia della Sila racconta una Calabria che resiste all’oblio e chiede coerenza nelle scelte. Lasciarla incompiuta significherebbe interrompere un viaggio che ha già dimostrato di poter portare lontano. Completare quell’ultimo tratto, invece, vorrebbe dire rimettere in moto non solo un treno, ma una visione di futuro per la Sila e per i suoi territori montani.