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Sanità calabrese, la denuncia di Enzo Bruno: «Azienda Zero fallita, sistema allo sbando»

Il capogruppo di “Tridico Presidente” richiama Corte dei conti e sindacati: governance disfunzionale, lavoratori penalizzati e riforme senza rotta

La Corte dei Conti

CATANZARO – La sanità calabrese continua a essere terreno di scontro politico e istituzionale. Al centro del dibattito torna Azienda Zero, l’ente regionale nato con l’obiettivo di razionalizzare e rendere più efficiente il sistema sanitario. A quattro anni dalla sua istituzione, però, il bilancio tracciato dal consigliere regionale Enzo Bruno è severo: una struttura incompiuta, incapace di governare processi complessi e lontana dalle esigenze di cittadini e lavoratori. Una critica che, sottolinea Bruno, non nasce da posizioni ideologiche ma da rilievi ufficiali e denunce sindacali.

A innescare l’ultima presa di posizione del capogruppo di “Tridico Presidente” è la “nota durissima” diffusa da Fp Cgil e Uil Fpl, che secondo Bruno “certifica, ancora una volta, il fallimento della Giunta regionale di centrodestra nella gestione della sanità calabrese”. Parole che chiamano in causa direttamente la maggioranza guidata dal presidente Roberto Occhiuto e che si innestano in un quadro già segnato da anni di commissariamento e tagli.

«A quattro anni dall’istituzione di Azienda Zero – afferma Bruno – ci troviamo di fronte a una struttura incompiuta, disorganizzata e priva di una reale capacità di governo del sistema sanitario regionale». Un giudizio netto, rafforzato dal richiamo alla Corte dei conti, che nelle proprie relazioni avrebbe evidenziato come molte funzioni strategiche non siano mai state realmente avviate. Il subentro nella Gestione sanitaria accentrata e nelle aziende sanitarie provinciali risulterebbe ancora parziale, senza una tempistica definita e con una governance che, sebbene formalmente accentrata, appare nei fatti disfunzionale.

Non si tratta, insiste Bruno, di una lettura politica di parte. «Lo dice la Corte dei conti, non l’opposizione», rimarca, respingendo le accuse di populismo provenienti dai banchi del centrodestra. Il “quadro non ancora del tutto delineato” descritto dalla magistratura contabile produrrebbe effetti concreti e negativi su un sistema sanitario già fragile, aggravando disservizi e ritardi.

A destare ulteriore preoccupazione sono le riforme annunciate dalla Giunta regionale, in particolare l’ipotesi di fondere Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie provinciali in un’unica struttura regionale. «Si insiste, con arroganza e presunzione, nella direzione sbagliata», sostiene il consigliere, che legge in queste scelte il rischio di replicare su scala ancora più ampia le criticità già emerse con Azienda Zero.

Il prezzo più alto, secondo Bruno, lo pagano cittadini e lavoratori. I pronto soccorso restano al collasso e il diritto alla cura viene di fatto negato in molte realtà territoriali. L’attenzione si concentra in particolare sul settore dell’emergenza-urgenza: oltre 1.200 operatori del 118 e del numero unico 116-117, denuncia il consigliere, sarebbero trattati «come pacchi da spostare», senza un reale confronto sindacale e con procedure opache. Le sigle Fp Cgil e Uil Fpl parlano di forzature, esclusione delle Rsu e violazioni delle tutele di legge, elementi che esporrebbero la Regione a contenziosi e rivelerebbero una gestione giuridico-amministrativa approssimativa.

Bruno non risparmia critiche nemmeno sul trasferimento delle funzioni della Gestione sanitaria accentrata: «Nessun criterio chiaro, nessun confronto, nessuna programmazione». Una modalità operativa che definisce «arrogante e dilettantesca» e che, a suo avviso, non ha precedenti nella storia recente della Calabria per dimensioni e superficialità.

Nel suo intervento, il capogruppo di “Tridico Presidente” esprime solidarietà ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, arrivando a una chiosa amara ma significativa: l’auspicio è di non dover ricorrere alla “beata provvidenza” per risolvere il dramma della sanità regionale.

La denuncia di Enzo Bruno riporta al centro una questione strutturale: la sanità calabrese non ha bisogno di scorciatoie né di giochi di potere, ma di competenza, programmazione e rispetto delle istituzioni. In un settore che incide direttamente sulla vita delle persone, la distanza tra annunci e realtà rischia di tradursi in sfiducia irreversibile. È su questa frattura, più che sulle alchimie amministrative, che si misura oggi la credibilità della politica regionale.